Acqua dolce · Cyprinidae

Carassius

Carassius spp.

Difficoltà: Facile Fondale Robusto, pacifico e socievole

Il Carassius è un genere di pesci d'acqua dolce della famiglia dei Cyprinidae, originario dell'Eurasia, a cui appartiene il celeberrimo Pesce rosso, una delle prime specie addomesticate dall'uomo.

Carassius (Carassius spp.)
Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · Fonte
Miniatura: Carassius (Carassius spp.)Miniatura: Carassius (Carassius spp.)Miniatura: Carassius (Carassius spp.)

Parametri di allevamento

pH7–8.
Temperatura10–24 °C
GH6–20 °d
KH4–12 °d
Dimensione adulta20–30 cm
Vasca minima400–800 L
ComportamentoRobusto, pacifico e socievole
RiproduzioneLa riproduzione in acquario o, meglio, in laghetto, è possibile ma stimolata dalle variazioni stagionali, in particolare dall'aumento della temperatura primaverile dopo il periodo freddo
In breve: Specie robusta e adattabile, ideale per acquariofili principianti; tollera bene le variazioni dei parametri.

Carassius

Il Carassius è un genere di pesci d’acqua dolce della famiglia dei Cyprinidae, originario dell’Eurasia, a cui appartiene il celeberrimo Pesce rosso, una delle prime specie addomesticate dall’uomo. Il nome Carassius è la latinizzazione del termine con cui in molte lingue europee si indicava la carpa o il carassio, pesci di palude.

Il genere fu descritto nel 1855 dallo zoologo polacco-tedesco Benedykt Dybowski, sebbene le specie fossero già note e classificate da Linneo.

La domesticazione è però molto più antica del nome scientifico: in Cina il carassio dorato veniva già allevato negli stagni ornamentali intorno al X secolo, sotto la dinastia Song, ed è da lì che ha inizio la selezione delle varietà. Il pesce rosso arriva in Europa soltanto sette secoli più tardi, nel Seicento, attraverso il Portogallo, e da lì si diffonde nel resto del continente e poi in America.

I nomi comuni con cui è conosciuto sono diversi: Pesce rosso, Carassio dorato, Carassio comune, Goldfish, Carpa dorata, Comet, Oranda, Ryukin, Shubunkin.

Ha un corpo robusto, tozzo e moderatamente compresso lateralmente nella forma selvatica. La selezione operata dall’uomo, a partire dalla Cina di oltre mille anni fa, ha però prodotto centinaia di varietà ornamentali, alcune con corpo tondeggiante a “uovo”, occhi sporgenti (telescopio, occhio bolla), escrescenze cefaliche (Oranda, Testa di leone) o pinne lunghe e fluttuanti (velifero). La bocca è terminale e protrattile, di dimensioni medio-piccole, priva di barbigli (a differenza della carpa comune) e priva di denti sulle mascelle: la triturazione avviene grazie ai denti faringei, nella gola. Gli occhi sono di media grandezza nelle forme comuni, fortemente modificati in alcune varietà selezionate.

La colorazione naturale è bruno-olivastra; la mutazione che dà il caratteristico colore rosso-arancio, da cui il nome comune, è alla base della domesticazione. Esistono oggi varietà rosse, bianche, nere, gialle, calicò (Shubunkin) e combinazioni multicolori, oltre alle forme interamente gialle note come “canarino”, fra le più simili alla sagoma originaria del carassio dorato.

Il dimorfismo sessuale è poco marcato fuori dal periodo riproduttivo. Le femmine sono in genere leggermente più grandi e, quando sono cariche di uova, mostrano un addome visibilmente gonfio e asimmetrico; i maschi, più snelli, sviluppano sugli opercoli e sui primi raggi delle pinne pettorali i caratteristici tubercoli nuziali, piccole escrescenze biancastre che ricordano granelli di sale.

È un pesce pacifico, socievole, robusto e molto longevo, che può vivere anche oltre 20-30 anni se ben tenuto. È un pesce di acque temperate, non tropicale: non va riscaldato e ha bisogno di acqua fresca, molto ben ossigenata e di grandi volumi, perché cresce molto, è un forte produttore di rifiuti organici ed è un gran mangiatore. Va allevato in gruppo, in acquari grandi o, meglio ancora, in laghetto da giardino. Da sfatare il mito della boccia di vetro, del tutto inadatta. Le dimensioni: nelle varietà a corpo lungo può superare i 20-30 cm; in laghetto, con spazio e alimentazione adeguati, gli esemplari più grandi possono avvicinarsi ai 40 cm considerando anche la coda.

Questo genere comprende diverse specie:

  • Carassius auratus, Carl Linnaeus 1758 — il Pesce rosso/Carassio dorato, da cui derivano tutte le varietà ornamentali.
  • Carassius carassius, Carl Linnaeus 1758 — il Carassio comune europeo.
  • Carassius gibelio, Marcus Elieser Bloch 1782 — il Carassio di Prussia.
  • Carassius cuvieri, Temminck e Schlegel 1846 — il carassio bianco giapponese.

Le principali varietà di Pesce rosso

Dalla domesticazione di C. auratus derivano moltissime varietà ornamentali, suddivisibili in due grandi gruppi. Le forme “a corpo lungo”, robuste e adatte anche al laghetto: il pesce rosso comune, la Cometa (Comet) dalle pinne lunghe, la Sarasa (Sarasa Wakin/Kometa, bianco-rossa), la Shubunkin dalla livrea calicò e il Canarino (Golden Comet), interamente giallo dal limone allo zafferano. E le forme “a corpo tondo” (fancy goldfish), più delicate e da acquario: la Ryukin (dorso gibboso), la Fantail (coda doppia a ventaglio), la Tosakin (coda arricciata), la Bubble Eye (occhi a bolla), l’Oranda (con escrescenza cefalica), oltre a Testa di leone, Telescopio e altre. Le forme a corpo tondo, con organi compressi, sono più soggette a problemi di galleggiamento e vanno nutrite e gestite con attenzione.

Le differenze fra i due gruppi non sono solo estetiche: cambiano il volume necessario, la velocità di nuoto e la compatibilità reciproca. Il confronto varietà per varietà è nella guida Le varietà di pesce rosso.

Habitat

Originario dell’Asia orientale, in particolare di Cina e Siberia, il Carassius auratus è oggi diffuso in gran parte del mondo per opera dell’uomo, talvolta come specie invasiva. Vive in acque dolci ferme o a corrente lenta: stagni, laghi, canali, fossati e fiumi lenti, ricchi di vegetazione e dal fondo fangoso. È una specie estremamente rustica, capace di tollerare acque povere di ossigeno, fredde e una grande variabilità di condizioni.

Allestimento della vasca

Il pesce rosso è un animale grande, longevo e molto “sporco”: il volume conta più di ogni altro parametro. Per un singolo esemplare di varietà a corpo tondo servono almeno 60-80 litri netti, con vasche dai 60-80 cm di lato; per le varietà a corpo lungo — comune, cometa, sarasa, shubunkin, canarino — si parte da 100-150 litri per il primo pesce, e il traguardo realistico è una vasca oltre i 200-300 litri o, meglio ancora, un laghetto esterno. Come regola pratica si contano circa 100 litri per ogni esemplare adulto aggiunto. La boccia di vetro non è una versione piccola dell’acquario: è priva di filtro, ha una superficie di scambio gassoso ridicola e in Italia è vietata dai regolamenti di diversi comuni (fra i primi Monza e Roma), oltre a poter configurare maltrattamento ai sensi della legge 189/2004.

L’allestimento migliore è sobrio. Il fondo va scelto in ghiaia o sabbia a grani arrotondati, alto 4-7 cm: il pesce rosso è uno scavatore instancabile e grufola di continuo, e i grani spigolosi feriscono la bocca. Gli arredi — ciottoli, legni, rocce che offrano nascondigli — non devono avere spigoli vivi né parti taglienti. Lo spazio libero per il nuoto conta più delle decorazioni.

Le piante vanno scelte sapendo che verranno mangiate o sradicate. Funzionano le specie a foglia coriacea e ben ancorate a legni e rocce, come le Anubias, il Microsorum (felce di Giava) e la Vallisneria in cespi robusti; in alternativa si accetta il consumo e si inseriscono in quantità piante a crescita rapida — Elodea, Ceratophyllum, Lemna — che diventano parte della dieta vegetale. Vanno invece escluse le piante da appartamento vendute talvolta come acquatiche (Spathiphyllum, Dracaena): non sono piante sommergibili e marciscono in acqua.

La vasca va coperta, con un coperchio o con una rete a maglie larghe: i pesci rossi saltano, per inseguire prede sul bordo, per sfuggire a un compagno dominante o per reazione a un’acqua di cattiva qualità.

Compagni di vasca

È una specie pacifica e gregaria, che dà il meglio in gruppo di almeno tre-quattro esemplari. La compatibilità va valutata sulla temperatura prima che sul carattere: il pesce rosso vive in acqua fresca e non va abbinato ai pesci tropicali, che richiedono 24-28 °C.

I compagni migliori sono altri pesci d’acqua fredda con esigenze simili: altre varietà di pesce rosso — meglio se dello stesso gruppo, perché le forme tonde non riescono a competere per il cibo con le cometa e le shubunkin, molto più veloci — il Tanichthys albonubes in vasche non troppo fredde e i cobitidi del genere Misgurnus (Misgurnus anguillicaudatus), che condividono la stessa fascia termica. In laghetto la convivenza classica è con la carpa koi, a patto di avere volumi adeguati alla koi, che supera abbondantemente i 60 cm.

Illuminazione e Temperature

Si adatta a un’illuminazione moderata: per il pesce non è una priorità, mentre lo è per le piante, che chiedono circa 8 ore di luce al giorno. Essendo un pesce di acque temperate, predilige temperature fresche, indicativamente dai 10° C ai 24° C, con l’ottimale intorno ai 18-23° C, e sopporta bene anche il freddo invernale del laghetto, dove sverna sotto lo strato ghiacciato in semi-letargo purché lo specchio d’acqua sia profondo a sufficienza e non completamente sigillato dal ghiaccio. Il PH va da 7 a 8, con preferenza per valori neutri o leggermente alcalini, e la durezza dell’acqua da media a dura.

Fondamentali sono l’abbondante ossigenazione e una filtrazione molto potente, vista la grande produzione di rifiuti. Un filtro sottodimensionato porta rapidamente all’accumulo di ammoniaca e nitriti, che sono tossici anche a concentrazioni basse: i nitriti devono restare a zero e i nitrati vanno tenuti bassi con cambi d’acqua settimanali del 25-30%. Una pompa che muova delicatamente la superficie evita il ristagno e favorisce lo scambio gassoso.

I segnali di ossigeno insufficiente si riconoscono presto: boccheggiamento in superficie, respirazione accelerata, opercoli spalancati, branchie pallide, nuoto a scatti o inclinato e colori sbiaditi. Se compaiono, vanno aumentati subito aerazione e movimento superficiale e va verificata la qualità dell’acqua.

L’acqua di rubinetto va sempre trattata con un biocondizionatore che neutralizzi cloro, cloramine e metalli pesanti; lasciarla decantare una notte non basta a eliminare le cloramine, presenti in molti acquedotti.

Alimentazione

Specie onnivora a tendenza vegetariana. In natura si nutre di invertebrati, larve, crostacei, alghe, piante e detriti. In acquario accetta ogni tipo di mangime, ma è bene preferire mangimi specifici per pesci rossi (in fiocchi o granuli affondanti), integrati con alimenti vegetali come piselli sbollentati, spinaci, zucchine, insalata e carote, che aiutano la digestione e prevengono i problemi alla vescica natatoria tipici delle varietà a corpo tondo. Fra i cibi animali sono graditi dafnie, artemia salina, larve di zanzara, chironomus e piccoli crostacei, vivi, congelati o liofilizzati.

Il pesce rosso è privo di un vero stomaco: il cibo attraversa l’intestino in modo continuo e l’animale non ha un senso di sazietà paragonabile al nostro. Da qui due conseguenze pratiche. La prima è che conviene distribuire il cibo in due o tre razioni piccole al giorno, consumate in un paio di minuti, invece di una razione abbondante. La seconda è che la sovralimentazione è l’errore più comune e più dannoso: il cibo non mangiato finisce sul fondo, si decompone e degrada l’acqua.

Le varietà a corpo tondo vanno alimentate con granuli affondanti o preventivamente ammollati: rincorrendo il cibo galleggiante ingeriscono aria, e l’aria in un corpo così compresso è la principale causa dei disturbi di galleggiamento.

Il pane e in generale i prodotti da forno non vanno mai somministrati: il pesce rosso non è in grado di digerire gli amidi della farina, che fermentano nell’intestino e provocano gonfiore e occlusioni. Vale lo stesso per gli avanzi da tavola.

Comportamento

Il pesce rosso non ha la memoria di tre secondi della leggenda: gli studi sull’apprendimento nei ciprinidi mostrano che ricorda per settimane o mesi, riconosce chi lo nutre, impara ad associare un segnale al pasto e può essere addestrato a semplici percorsi. È un animale curioso e attivo, che passa gran parte della giornata a frugare sul fondo.

Di notte riposa: resta sospeso quasi immobile nell’acqua, spesso leggermente inclinato, con la colorazione più pallida. Non ha palpebre e non chiude gli occhi, ma segue comunque un ritmo circadiano regolato dall’alternanza di luce e buio, motivo per cui è bene spegnere le luci a orari regolari.

Sulla longevità, il record documentato appartiene a un pesce rosso britannico di nome Tish, vinto a una fiera nel 1956 e morto nel 1999 a 43 anni: è tuttora il primato riconosciuto dal Guinness World Records. In acquario, con cure normali, un pesce rosso vive fra i 15 e i 20 anni; in laghetto ben gestito può superare i 30.

Malattie comuni

Quasi tutti i problemi di salute del pesce rosso nascono dalla qualità dell’acqua e dall’alimentazione, e si prevengono con volumi adeguati, filtrazione abbondante e cambi regolari.

Disturbi della vescica natatoria. Il pesce resta sul fondo senza riuscire a risalire, oppure galleggia inclinato o a pancia in su pur essendo vivo e reattivo. Colpisce soprattutto le varietà a corpo tondo, in cui gli organi sono compressi. Le cause più frequenti sono l’ingestione di aria in superficie, la stipsi e una dieta troppo ricca di secco. Il primo intervento è dietetico: due giorni di digiuno, poi granuli affondanti ammollati e verdura sbollentata (il pisello sgusciato è il rimedio classico). Se il gonfiore dipende da un’infezione serve un trattamento specifico, da concordare con un veterinario esperto in animali non convenzionali: i farmaci antibatterici in Italia sono soggetti a prescrizione e non vanno versati in vasca “a occhio”.

Idropisia. L’addome si gonfia in modo abnorme e le squame si sollevano dando al pesce l’aspetto “a pigna” o arruffato. Non è una malattia in sé, ma il segno di un’insufficienza d’organo, spesso di origine batterica e quasi sempre legata a cattiva qualità dell’acqua o a stress prolungato. La prognosi è severa; l’esemplare va isolato in una vasca-ospedale.

Ulcere batteriche e infezioni cutanee. Si presentano come lesioni arrossate o crateriformi. Vanno isolate e trattate presto, perché possono lasciare danni permanenti. Non esistono vaccinazioni disponibili per i pesci ornamentali domestici: la prevenzione passa dall’acqua e dalla quarantena dei nuovi arrivi.

Cambi di colore. Uno sbiadimento o un annerimento diffuso non è sempre patologico — il pesce rosso schiarisce di notte, cambia livrea con l’età e reagisce alla luce — ma se persiste va letto come sintomo: acqua di cattiva qualità, dieta povera di vitamine o troppo proteica, infezione in corso. Le macchie nere che compaiono dopo un picco di ammoniaca sono spesso tessuto in guarigione e regrediscono quando l’acqua torna a posto.

Inappetenza. Un pesce che rifiuta il cibo per un giorno dopo un pasto abbondante di solito ha solo bisogno di digiuno: due giorni senza cibo, poi razioni piccole. Se l’inappetenza dura, va cercata la causa nei valori dell’acqua.

Riproduzione

La riproduzione in acquario o, meglio, in laghetto, è possibile ma stimolata dalle variazioni stagionali, in particolare dall’aumento della temperatura primaverile dopo il periodo freddo. La stagione riproduttiva si apre quando l’acqua supera stabilmente i 16° C e prosegue fino a estate inoltrata. La maturità sessuale arriva intorno al secondo anno nei maschi e fra il terzo e il quarto nelle femmine.

È una specie ovipara senza cure parentali e non forma coppie fisse. Durante la frega i maschi, riconoscibili dai tubercoli nuziali, inseguono attivamente la femmina fianco a fianco per tutta la vasca, spingendola tra la vegetazione e sollecitandone l’addome; il corteggiamento può durare da poche ore a qualche giorno e si chiude con l’emissione simultanea di uova e sperma. Le uova, adesive, si attaccano a piante, sassi, arredi e vetri. Una femmina in forma ne depone da diverse centinaia a qualche migliaio per volta, ripetendo la deposizione più volte nell’arco della stagione: è questa fecondità elevata che rende il pesce rosso pericoloso quando finisce in un ambiente naturale.

I genitori divorano le uova e gli avannotti, quindi vanno allontanati a deposizione conclusa (in genere dopo due o tre giorni) o si deve proteggere la deposizione con una rete a maglie larghe sul fondo e con vegetazione fitta.

La vasca da riproduzione

Chi vuole allevare gli avannotti prepara una nursery dedicata: piante a foglia larga o mop di lana acrilica per la deposizione, una rete a maglie larghe a un paio di centimetri dal fondo, temperatura fra i 16 e i 20 °C e un filtro a spugna ad aria, ben schermato perché gli avannotti non vengano risucchiati. Qualche ciuffo di muschio aiuta a far proliferare protozoi e microrganismi, che saranno il primo cibo naturale.

Le uova fecondate sono trasparenti; quelle bianche e opache non lo sono e vanno rimosse, perché le muffe filamentose che vi si sviluppano attaccano anche le uova sane. In una nursery molto colpita si può ricorrere al blu di metilene, che agisce come antifungino sulla deposizione — è un rimedio contro le muffe, non un correttore dei valori dell’acqua.

La schiusa avviene fra i 4 e i 9 giorni a seconda della temperatura. Gli avannotti, inizialmente bruni o grigiastri e mimetici, restano per un paio di giorni attaccati alle superfici assorbendo il sacco vitellino; quando cominciano a nuotare in orizzontale vanno alimentati con infusori, ciliati e spirulina in polvere, poi, dopo qualche giorno, con naupli di artemia distribuiti più volte al giorno. Dopo circa un mese si passa progressivamente ai mangimi secchi ad alto contenuto proteico. La colorazione definitiva compare solo dopo diverse settimane o mesi — intorno ai quattro mesi si iniziano a intuire i colori — e continua a maturare negli anni. Quando gli avannotti raggiungono i 4-5 cm non sono più a rischio di essere ingeriti e possono passare in vasca di comunità.

Specie invasiva: non liberarlo in natura

Il pesce rosso è fra i pesci d’acqua dolce più diffusi al mondo fuori dal proprio areale, e non per caso: tollera temperature estreme, acque povere di ossigeno e inquinate, mangia qualunque cosa e si riproduce in abbondanza. Liberato in un laghetto pubblico, in un fosso, in un canale o in un fiume, torna rapidamente alla forma selvatica bruna, cresce molto più che in vasca e compete con le specie autoctone, intorbidando l’acqua mentre grufola sul fondo e predando uova e larve di anfibi e pesci nativi. In Italia l’immissione in acque libere di specie alloctone è vietata. Un pesce che non si può più tenere va ceduto a un altro acquariofilo, a un negozio o a chi possiede un laghetto privato: mai rilasciato.

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