Cometa
Carassius auratus var. Cometa
La cometa è la varietà americana del pesce rosso: corpo snello, coda singola lunga e profondamente forcuta, nuoto velocissimo. Rossa, gialla, sarasa rosso-bianca o calicò, è il pesce rosso da laghetto per eccellenza.
Parametri di allevamento
Cometa
La cometa è la varietà a corpo lungo e coda forcuta del pesce rosso: sagoma snella, una sola pinna caudale lunga quasi quanto il corpo, divisa in due lobi appuntiti, e un nuoto rapido e continuo che lascia dietro di sé la “scia” da cui prende il nome. Fra tutte le varietà di Carassius auratus è quella che più somiglia al pesce rosso comune, ed è anche la più diffusa nei negozi, nei laghetti da giardino e — purtroppo — nelle vaschette delle fiere.
È l’unica varietà classica di pesce rosso nata fuori dall’Asia. Non esiste in natura: come tutte le forme ornamentali discende dal carassio dorato addomesticato in Cina, ma la selezione della coda lunga è avvenuta negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento. In commercio la si trova come pesce cometa, pesce rosso cometa, comet goldfish, cometa sarasa quando è rossa e bianca, e non di rado — senza che sia corretto — come “shubunkin” quando la livrea è calicò.
È il pesce rosso più facile da tenere in salute e, allo stesso tempo, quello che viene più spesso tenuto male, perché costa pochi euro e si compra a 4-5 cm. Da adulta in laghetto arriva a 30 cm, vive dieci anni e più e nuota per ore in linea retta: è un pesce da vasca grande o da laghetto, e questa scheda parte da lì.
Come si riconosce
Il corpo è allungato, affusolato e appena compresso ai fianchi, senza gobbe, escrescenze o deformazioni: la testa è piccola e appuntita, la bocca terminale e priva di barbigli, le scaglie grandi e metalliche. Rispetto al pesce rosso comune la cometa è leggermente più piccola e più snella, e tutto il resto sta nelle pinne.
La pinna caudale è il tratto che la definisce: singola, molto lunga, con i due lobi profondamente separati e terminanti a punta. In un esemplare ben selezionato la coda misura da metà a tre quarti della lunghezza del corpo, e nuotando resta distesa, non piegata. Anche la dorsale, le pettorali e le ventrali sono più lunghe e appuntite di quelle di un pesce rosso comune, e la dorsale in particolare è alta e triangolare. Le pinne sono del colore del corpo, spesso con la punta più chiara.
Un paio di confronti aiutano a non sbagliare acquisto.
- Pesce rosso comune: stessa forma, ma coda corta, con lobi arrotondati e poco divisi, e pinne tutte più brevi. Molti pesci venduti come comete sono in realtà comuni, e viceversa.
- Shubunkin: la differenza non è la sagoma ma la pelle. Lo shubunkin ha scaglie perlacee (nacreous) e la livrea calicò con il blu; la cometa ha scaglie metalliche e colori pieni. Una cometa calicò, cioè con la livrea screziata ma le scaglie normali e la coda a punte, non è uno shubunkin, anche se così viene etichettata.
- Wakin: la varietà giapponese a corpo lungo ha coda doppia e corta; la cometa ha coda singola e lunga. Il sarasa wakin e il sarasa cometa condividono i colori, non la coda.
- Varietà a corpo tondo (Ryukin, fantail, oranda): corpo a uovo e coda doppia. Con la cometa non hanno in comune neanche il ritmo di nuoto.
Fra i due sessi non c’è differenza fuori dalla stagione riproduttiva. In primavera i maschi sviluppano i tubercoli nuziali, piccoli punti bianchi ruvidi su opercoli e pettorali, e le femmine cariche di uova appaiono più tozze e asimmetriche viste dall’alto.
I colori
Il colore di base è il rosso-arancio metallico, uniforme dal muso alla coda. Accanto a questo si trovano:
- la cometa gialla o “canarino”, dal limone allo zafferano, spesso venduta come golden comet;
- la cometa sarasa, bianca con macchie rosse a bordi netti, la stessa combinazione che sulle carpe koi si chiama kohaku. È la più ricercata e il termine “sarasa” da solo, sui listini italiani, indica quasi sempre lei;
- il tancho, corpo bianco-argento e una sola macchia rossa sulla testa, altro nome preso in prestito dalle koi;
- la cometa bianca, interamente chiara;
- la cometa calicò, con macchie rosse, nere e arancio su fondo bianco o dorato. Come detto, viene spesso venduta come shubunkin: se le scaglie sono metalliche e brillanti, e non opalescenti, e se manca il blu, è una cometa.
I pesci rossi cambiano colore nel corso della vita. Gli avannotti sono bruni, la livrea arriva in mesi; il rosso può schiarire o virare all’arancio con l’età e con l’esposizione alla luce, e non è un sintomo. In laghetto, con la luce naturale, il colore resta più intenso che in acquario.
Da dove viene
La cometa è nata negli Stati Uniti negli anni Ottanta dell’Ottocento, e i primi esemplari con la coda lunga comparvero negli stagni della Commissione federale per la pesca (U.S. Fish Commission) a Washington. Lo sviluppo e la diffusione della varietà sono attribuiti a Hugo Mulertt, un allevatore di origine tedesca che lavorava per l’amministrazione americana, poi diventato il primo grande divulgatore del pesce rosso in America: il suo trattato The Goldfish and its Systematic Culture, pubblicato nel 1883 e ristampato per decenni, fu per una generazione il manuale di riferimento degli allevatori. Fu Mulertt a portare la cometa sul mercato in grandi quantità.
Rispetto alle varietà cinesi e giapponesi, che hanno secoli di selezione alle spalle, è quindi una forma recente. La sua fortuna si spiega in fretta: è rustica e prolifica come un pesce rosso comune, quindi costa poco produrla, ed è più elegante da vedere in movimento. Il nome viene proprio da lì: la coda lunga e sottile, in un pesce che nuota veloce, disegna dietro il corpo la scia di una cometa.
Quanto diventa grande e quanto vive
È il punto su cui il commercio è meno onesto. Una cometa si compra a pochi centimetri e in un anno in laghetto può quadruplicare.
Un adulto ben tenuto in acquario arriva comunemente a 15-20 cm di corpo, coda esclusa; in laghetto, con spazio e ciclo stagionale, raggiunge i 25-30 cm. Le misure che circolano sopra i 35 cm, per non parlare dei “due chili”, non corrispondono a niente di verificabile per questa varietà, che è anzi un po’ più piccola del pesce rosso comune: non sono un riferimento per chi compra un pesce oggi.
L’aspettativa di vita in condizioni normali è di 10-15 anni; in laghetto ben gestito una cometa può superare i 20. Le cifre come “fino a 30 anni” riguardano casi eccezionali del pesce rosso in generale, non la media di questa varietà.
Vale l’avvertimento che vale per tutti i pesci rossi: in una vasca piccola la cometa non “resta piccola”. La crescita esterna rallenta, quella degli organi interni no, e il risultato è un animale deformato che vive pochi anni. È una patologia, non un adattamento.
Laghetto o acquario?
Se c’è un laghetto, la risposta è il laghetto. La cometa è, con il pesce rosso comune e lo shubunkin, la varietà che sta meglio all’aperto: sopporta il freddo, nuota veloce e in laghetto sviluppa il colore, le dimensioni e la longevità per cui è fatta. Un bacino da 1.000 litri in su ospita senza problemi un gruppo di cinque o sei esemplari.
Perché possa passare l’inverno all’aperto, il laghetto deve essere profondo più di un metro, in modo che sul fondo l’acqua resti intorno ai 4 °C anche con la superficie ghiacciata. Sotto gli 8-10 °C il metabolismo rallenta e i pesci smettono di mangiare: da lì in poi non si dà più cibo fino alla primavera, e si riprende gradualmente quando l’acqua supera stabilmente i 12 °C. Se la superficie gela, va tenuto aperto un punto per lo scambio dei gas, con un aeratore o un antighiaccio galleggiante; il ghiaccio non si rompe a colpi, perché l’onda d’urto si trasmette all’acqua. D’estate il rischio è l’opposto: acqua calda e povera di ossigeno nelle giornate afose, da gestire con ombra, piante galleggianti e un getto che muova la superficie.
In acquario il ragionamento è lo stesso in scala ridotta. La cometa nuota molto e in linea retta, e ha bisogno di lunghezza più che di litri astratti: per un singolo esemplare si parte da 200 litri netti con un fronte di almeno un metro; per un gruppo di tre o quattro, che è il modo giusto di tenerla, si arriva a 400 litri. I “kit per pesce rosso” da 30-60 litri, e ogni tipo di boccia, non sono versioni ridotte di questo allestimento: sono ambienti in cui la cometa non può vivere. La boccia, oltre a essere inadatta, è vietata dai regolamenti per la tutela degli animali di diversi comuni italiani, fra cui Monza e Roma, e può rientrare nei maltrattamenti previsti dalla L. 189/2004.
Una cometa, infine, non si libera mai in un fiume, un canale o un lago. Il carassio dorato è alloctono e in molti bacini si è rivelato invasivo, e l’immissione in natura di specie non autoctone è vietata dall’art. 12 del DPR 357/1997. Se non si può più tenere, si cerca chi la prenda.
Allestimento della vasca
Il fondo va in ghiaia o sabbia a grani arrotondati: la cometa grufola tutto il giorno, passa il substrato in bocca e lo sputa, e i grani spigolosi le feriscono la bocca. Gli arredi vanno scelti lisci, senza spigoli, e disposti lungo i lati per lasciare libera una corsia centrale di nuoto: per questo pesce lo spazio vuoto vale più di qualunque decorazione.
Le piante hanno vita dura fra sradicamenti e bocconi. Resistono le specie coriacee ancorate a legni e rocce, come le Anubias e la felce di Giava (Microsorum); in alternativa si inseriscono in quantità piante a crescita rapida come Elodea e Ceratophyllum e si accetta che vengano mangiate. Se si ricorre a piante artificiali, in seta e non in plastica rigida: la coda lunga della cometa si sfrangia contro i bordi duri.
Tre cose decidono la salute del pesce più di tutto il resto. Una filtrazione sovradimensionata, avviata biologicamente prima di inserire i pesci: il pesce rosso produce molti rifiuti e in poca acqua ammoniaca e nitriti salgono in pochi giorni. Un’ossigenazione abbondante, con un buon movimento di superficie e, in estate, un aeratore: la cometa consuma molto ossigeno perché non sta mai ferma. E cambi settimanali del 25-30% con acqua trattata con un biocondizionatore che neutralizzi cloro e cloramine (come si fa è spiegato nella guida al cambio dell’acqua). La vasca va coperta: la cometa salta, e con la spinta di quella coda arriva lontano.
Temperatura e parametri
La cometa è un pesce d’acqua fredda. La fascia in cui vive bene sta fra i 10 e i 24 °C, con l’optimum intorno ai 18-22 °C; in laghetto profondo passa l’inverno sotto il ghiaccio. Non va riscaldata, e in casa il problema è semmai l’estate, quando l’acqua di una vasca in una stanza calda supera i 26-28 °C e l’ossigeno scarseggia. Il termometro serve per accorgersene, non per scaldare.
Le indicazioni che si leggono in giro su un pesce che regge “da 5 a 30 °C” descrivono limiti di sopravvivenza, non un intervallo in cui allevarlo. Quello che la cometa tollera è la variazione lenta, di uno o due gradi al giorno; uno sbalzo rapido è pericoloso quanto un valore estremo, in entrambe le direzioni, ed è la causa più comune della malattia dei puntini bianchi.
Il pH va tenuto fra 7 e 8, neutro o leggermente alcalino, con durezza da media ad alta. I nitriti devono restare a zero e i nitrati bassi, tenuti giù con i cambi. Un test dell’acqua, nelle prime settimane, dice più di qualunque osservazione del pesce.
Compagni di vasca
La cometa è pacifica e gregaria e va tenuta in gruppo, da tre esemplari in su: da sola si spegne. Il criterio per scegliere i compagni non è però il carattere, è la velocità a tavola.
Questo pesce arriva sul cibo in un attimo e non si ferma finché non è finito. Va quindi tenuto con le altre varietà a corpo lungo — pesce rosso comune, shubunkin, sarasa, wakin — e in laghetto con la carpa koi, purché il volume sia dimensionato sulla koi. Non va messa con le varietà a corpo tondo: ryukin, oranda, fantail, testa di leone, telescopio e bubble eye nuotano piano, vedono peggio e a fine pasto hanno mangiato poco o niente. Non è aggressività, è competizione alimentare, ma il risultato nel giro di mesi è lo stesso. Il confronto varietà per varietà è nella guida Le varietà di pesce rosso.
Fra le altre specie d’acqua fredda, in vasche capienti convivono bene i Rhodeus e i cobitidi del genere Misgurnus. I Tanichthys condividono i parametri ma sono abbastanza piccoli da finire in bocca a una cometa adulta. Gamberetti e lumache piccole vanno considerati cibo. I pesci tropicali sono esclusi per temperatura, non per carattere.
Alimentazione
È onnivora con una netta preferenza per il vegetale, e mangia tutto quello che trova. La base della dieta è un mangime specifico per pesci rossi, in fiocchi o granuli, non un mangime tropicale generico, che ha un rapporto proteine-fibre diverso. In laghetto gli stick galleggianti sono il formato più pratico, perché si vede quanto viene mangiato davvero.
La cometa, con il suo corpo affusolato, non ha i problemi di vescica natatoria delle varietà a corpo tondo e può mangiare tranquillamente in superficie. Il rischio è un altro: il pesce rosso non ha un vero stomaco, non conosce sazietà e continua a chiedere. Le razioni vanno piccole e frequenti, due o tre al giorno, ciascuna consumata in un paio di minuti; tutto quello che avanza va tolto, perché marcisce sul fondo.
La quota vegetale si integra sul serio: piselli sgusciati e sbollentati, zucchine, spinaci, lattuga, oltre alle piante tenere della vasca. Dafnie, artemia, chironomus e larve di zanzara sono un extra gradito, meglio congelati o liofilizzati che vivi. Pane, prodotti da forno, carne e avanzi da tavola non si danno: il pesce rosso non digerisce gli amidi della farina né i grassi animali. In laghetto, a temperature in calo, si passa a un mangime invernale più digeribile e poi si sospende.
Riproduzione
Come tutti i pesci rossi è ovipara, molto prolifica, senza cure parentali e senza coppie stabili. È anche la varietà che si riproduce con più facilità, ed è il motivo per cui in un laghetto con qualche cometa, dopo un paio di stagioni, ci sono sempre più pesci di quanti ne siano stati messi.
L’innesco è stagionale, non continuo: la frega parte in primavera, quando l’acqua supera stabilmente i 16-18 °C dopo il periodo freddo, e può ripetersi più volte fino all’inizio dell’estate. In acquario si riproduce lo stesso ciclo abbassando la temperatura per qualche settimana e risalendo poi lentamente, di un paio di gradi al giorno, fino ai 20-22 °C. La maturità sessuale arriva intorno ai due anni.
I segnali sono chiari. Il maschio sviluppa i tubercoli nuziali e insegue la femmina per ore, spingendola contro le piante e urtandole i fianchi; se i maschi sono più di uno l’inseguimento può diventare sfiancante per la femmina, e conviene che ci siano piante fitte in cui ripararsi. La deposizione avviene fra piante a foglia fine o su un mop di lana acrilica, con emissione simultanea di uova e sperma. Una femmina di buona taglia depone da diverse centinaia a qualche migliaio di uova adesive per volta.
Finita la frega i genitori vanno tolti, o vanno tolte le uova: la cometa mangia sia le uova sia gli avannotti, e in vasca di comunità i sopravvissuti si contano sulle dita di una mano. In una nursery a parte — bastano 50-60 litri con un filtro a spugna ad aria, che non risucchia i piccoli — le uova si schiudono in 4-7 giorni a seconda della temperatura. Le uova bianche e opache non sono fecondate e vanno tolte, perché le muffe passano a quelle sane. Gli avannotti restano attaccati alle superfici per un paio di giorni assorbendo il sacco vitellino, poi vanno alimentati con infusori e cibi in polvere finissimi e, dopo qualche giorno, con naupli di artemia più volte al giorno. Crescono in fretta: a un mese sono pesciolini di un centimetro, e a 4-5 cm possono passare nella vasca principale senza rischio di essere ingeriti. La coda lunga e il colore compaiono gradualmente nei mesi successivi, ed è il momento in cui gli allevatori selezionano.
Problemi di salute più frequenti
La cometa è il pesce rosso più robusto che esista, senza le fragilità delle varietà fancy: niente occhi sporgenti, niente organi compressi, niente escrescenze da tenere pulite. Quando si ammala, la causa è quasi sempre nell’acqua o nella gestione.
I problemi tipici sono quattro. La malattia dei puntini bianchi (Ichthyophthirius), che compare dopo uno sbalzo termico o dopo l’inserimento di un pesce nuovo senza quarantena. Le infezioni batteriche di pelle e pinne, che nella cometa si vedono prima che altrove perché la coda lunga si sfrangia, arrossa e perde tessuto ai bordi: quasi sempre dietro c’è un’acqua con nitriti o nitrati alti, oppure un arredo che taglia. Le micosi, batuffoli cotonosi su una lesione già presente. I parassiti esterni di pelle e branchie, portati da pesci nuovi o da cibo vivo.
Il primo esame da fare quando qualcosa non va non è sul pesce ma sull’acqua: un pesce che resta in disparte, tiene le pinne serrate, respira in fretta o sta in superficie con la bocca fuori sta segnalando quasi sempre un problema di ossigeno o di nitriti. Si controlla, si cambia l’acqua, e nella maggior parte dei casi il sintomo sparisce.
Sulle cure valgono due regole. Gli antibiotici sono medicinali soggetti a prescrizione veterinaria e non si versano in vasca a occhio. E non esistono vaccinazioni per i pesci ornamentali domestici: la prevenzione passa dal volume, dalla filtrazione e dalla quarantena dei nuovi arrivi. Infine, per quanto sia un animale che impara a riconoscere chi lo nutre e ad arrivare al vetro all’ora del pasto, non va toccato né “accarezzato”: il muco che ricopre la pelle è la sua prima difesa contro batteri e funghi, e le dita lo rimuovono.
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