Shubunkin
Carassius auratus var. Shubunkin
Lo Shubunkin è la varietà calicò del pesce rosso: corpo allungato, una sola coda e una livrea screziata di blu, rosso, nero e arancio su scaglie perlacee.
Parametri di allevamento
Shubunkin
Lo Shubunkin è la varietà calicò del pesce rosso: corpo allungato e affusolato, una sola pinna caudale e una livrea screziata in cui si mescolano blu, viola, rosso, arancio, nero e bianco su un fondo di scaglie perlacee. È una forma selezionata dall’uomo e non esiste in natura: come tutte le varietà ornamentali discende da Carassius auratus, il carassio dorato addomesticato in Cina più di mille anni fa.
Fra le varietà di pesce rosso è una delle poche che dà il meglio fuori dall’acquario. Corpo idrodinamico, nuoto veloce e ottima resistenza al freddo ne fanno un pesce da laghetto, tanto che in inglese si è guadagnato il soprannome di poor man’s koi, la carpa koi di chi non ha lo spazio per una koi.
In commercio lo si trova sotto nomi diversi e non sempre coerenti: shubunkin calicò, pesce arcobaleno, broccato rosso. Gli esemplari a prevalenza scura vengono venduti come midnight, quelli in cui domina l’azzurro come sky blue: sono nomi commerciali, non varietà distinte.
Come si riconosce
La sagoma è quella del pesce rosso comune: corpo robusto, allungato, appena compresso ai fianchi, senza gobbe né escrescenze. Le pinne pettorali e ventrali sono appaiate, la dorsale è unica ed eretta, e soprattutto la coda è singola — è il tratto che separa lo Shubunkin dalle varietà “fancy” a coda doppia come il Ryukin o l’oranda, e che spiega quasi tutto il resto del suo comportamento.
Il carattere distintivo, però, è la pelle. Lo Shubunkin ha scaglie nacreous, una via di mezzo fra le scaglie metalliche e quelle trasparenti: sono perlacee, opalescenti, e lasciano intravedere la pigmentazione sottostante. Su questo fondo si distribuiscono macchie e spruzzature di rosso, arancio, giallo, bruno, viola e nero, secondo il disegno che gli allevatori chiamano calicò.
Il colore più ricercato è il blu, che non è un pigmento blu in senso stretto: nasce dal pigmento nero situato in profondità nella parete del corpo, che attraverso le scaglie perlacee viene percepito come azzurro o indaco. È il motivo per cui gli esemplari a dominante blu sono più rari e costano di più: la livrea non si trasmette in modo semplice ai figli, dipende da più geni contemporaneamente e da una fascia di età, perché il disegno definitivo si assesta solo dopo mesi.
Attenzione a una cosa che il commercio dà spesso per scontata: un pesce calicò a coda singola non è automaticamente uno Shubunkin. Molti esemplari venduti come tali sono in realtà comete calicò, cioè pesci rossi cometa con la livrea giusta ma con la coda lunga e biforcata della cometa anziché lo standard di una delle tre forme riconosciute.
Le tre forme: London, Bristol e American
Delle molte descrizioni che circolano, quelle che corrispondono a uno standard di allevamento sono tre.
La London è la più tozza: corpo pieno e pinne corte e arrotondate, praticamente identiche a quelle di un pesce rosso comune. Il colpo d’occhio è quello di un pesce rosso ordinario a cui qualcuno abbia cambiato la livrea.
La Bristol è la forma di pregio, sviluppata nel Regno Unito dai soci della Bristol Aquarists’ Society oltre un secolo fa. Ha corpo allungato e una caudale ampia, ben distesa, dai lobi arrotondati che nel complesso disegnano un profilo a cuore — nel gergo degli allevatori inglesi, una “B”. È il tipo più difficile da trovare fuori dagli allevamenti specializzati e dalle aste delle associazioni.
La American è quella che si incontra quasi ovunque nei negozi: corpo snello e coda profondamente biforcuta, di impostazione simile alla cometa. È la forma più diffusa e la più economica.
Si sente parlare anche di uno Shubunkin “giapponese” come quarta forma: è la forma originaria da cui derivano le altre, non uno standard a sé.
Da dove viene
Lo Shubunkin nasce in Giappone alla fine dell’Ottocento. La creazione è attribuita all’allevatore Yoshigoro Akiyama, che ottenne la varietà incrociando il telescopio calicò (demekin) con il pesce rosso comune e con la cometa: dal primo viene la livrea screziata e le scaglie perlacee, dagli altri due il corpo allungato e la coda singola. Le fonti collocano il lavoro di selezione fra il 1892 e il 1900, ed è intorno al 1900 che il nome si fissa.
Il nome stesso racconta il pesce: 朱文金, shubunkin, significa “broccato vermiglio”. È la traduzione letterale del nome commerciale italiano “broccato rosso”, che nei listini compare ancora oggi.
Da lì la varietà si è diffusa in Occidente e ha preso strade diverse: in Inghilterra ha dato la Bristol, negli Stati Uniti la forma snella a coda forcuta. La versione originaria giapponese, con la sua livrea più brillante, è rimasta relativamente poco diffusa in Europa.
Quanto diventa grande
Questo è il punto su cui è più facile sbagliare l’acquisto, perché lo Shubunkin si compra a 4-5 cm.
In acquario un adulto ben tenuto arriva comunemente a 15-18 cm; in laghetto, con spazio, cibo e stagionalità naturale, supera i 25 cm e può avvicinarsi ai 30. Le taglie che si leggono a volte — mezzo metro — riguardano casi eccezionali e non sono un riferimento realistico per chi compra un pesce oggi.
Vale anche qui l’avvertimento che accompagna tutti i pesci rossi: non è vero che in una vasca piccola il pesce «resta piccolo e sta bene». In spazi insufficienti la crescita esterna rallenta mentre gli organi interni continuano a svilupparsi. È una condizione patologica, non un adattamento, e accorcia la vita dell’animale.
Allestimento della vasca
Uno Shubunkin adulto non è un pesce da vasca piccola: nuota molto e in linea retta, e ha bisogno di lunghezza più che di altezza. Per un singolo esemplare si parte da 200 litri netti, con un fronte vasca di almeno un metro; per un gruppo di tre o quattro si arriva senza forzature a 400 litri. Le vasche da 40-60 litri vendute come “acquari per pesce rosso” non sono una versione ridotta: sono un ambiente in cui questo pesce non può vivere.
La boccia, poi, va esclusa a priori. Oltre a essere inadatta sotto ogni profilo — poca acqua, superficie di scambio ridotta, nessuna filtrazione — è vietata dai regolamenti per la tutela degli animali di diversi comuni italiani, fra cui Monza e Roma, e può rientrare nei maltrattamenti previsti dalla L. 189/2004.
Il fondo va scelto in sabbia o ghiaia a grani arrotondati: lo Shubunkin grufola e passa il substrato in bocca, e i grani spigolosi feriscono. Gli arredi devono essere lisci e senza bordi taglienti, e vanno disposti lungo i lati per lasciare libera una corsia centrale di nuoto.
Le piante hanno vita difficile fra sradicamenti e bocconi: reggono le specie coriacee ancorate a legni o rocce, come le Anubias e la felce di Giava. In alternativa si mettono piante a crescita rapida da lasciare consumare, oppure piante artificiali — scegliendole in seta e non in plastica rigida, che rovina le pinne.
Tre punti determinano quanto vive questo pesce, molto più dell’estetica: filtrazione sovradimensionata e ben avviata dal punto di vista biologico, ossigenazione abbondante con un buon movimento di superficie, e cambi settimanali del 25-30% con acqua trattata con un biocondizionatore. Il pesce rosso è un forte produttore di rifiuti organici e in poca acqua i valori precipitano nel giro di giorni. La vasca va coperta, perché salta.
In laghetto
È qui che lo Shubunkin sta meglio, e conviene dirlo prima di comprarlo. In laghetto la livrea si sviluppa meglio grazie alla luce naturale, il pesce cresce con proporzioni corrette e il ciclo stagionale gli permette una vita più simile a quella per cui è fatto.
Perché possa svernare all’aperto il bacino deve essere profondo più di un metro — meglio 1,2 m — in modo che sul fondo l’acqua resti intorno ai 4 °C anche con la superficie ghiacciata. Sotto gli 8 °C circa il metabolismo rallenta e i pesci smettono di alimentarsi: da quel momento non si somministra più cibo fino alla primavera, e si riprende gradualmente sopra i 12 °C.
Quando la superficie ghiaccia serve mantenere un punto aperto per lo scambio gassoso, perché sotto una lastra continua i gas di decomposizione si accumulano. Il modo giusto è un aeratore con pietra porosa o un antighiaccio galleggiante, oppure sciogliere il ghiaccio appoggiandoci un contenitore di acqua calda. Quello che non va fatto è rompere il ghiaccio a colpi: l’onda d’urto si trasmette in acqua e può essere fatale ai pesci in letargo.
D’estate il problema si rovescia: l’acqua calda contiene meno ossigeno, e in un laghetto poco profondo e molto soleggiato le giornate afose sono il momento di rischio maggiore. Ombreggiatura, piante galleggianti e un getto che smuova la superficie risolvono quasi sempre.
Un’ultima cosa, e non è un dettaglio: uno Shubunkin non va mai liberato in un fiume, in un canale o in un lago. Il carassio dorato è una specie alloctona e in molti bacini si è dimostrata invasiva; in Italia l’immissione in natura di specie non autoctone è vietata dall’art. 12 del DPR 357/1997. Se non si può più tenere un pesce, si cerca chi lo prenda.
Temperatura e parametri
La fascia in cui lo Shubunkin vive bene sta fra i 15 e i 24 °C. È un pesce d’acqua fredda: non va riscaldato, e in casa il problema semmai è l’opposto, cioè l’estate. Se serve un termometro non è per scaldare l’acqua, è per accorgersi quando è troppo calda.
Tollera bene il freddo — in laghetto profondo passa l’inverno sotto il ghiaccio — ma la tolleranza vale per le variazioni lente, di pochi gradi al giorno. Uno sbalzo rapido è pericoloso quanto il valore estremo in sé, e questo vale in entrambe le direzioni. Le indicazioni che si leggono in giro su un pesce che regge “da 0 a 38 °C” descrivono limiti di sopravvivenza in condizioni particolari, non un intervallo in cui allevarlo.
Il pH va tenuto fra 7 e 8, con preferenza per valori neutri o leggermente alcalini, e la durezza da media ad alta. I nitriti devono restare a zero e i nitrati bassi, tenuti giù dai cambi: è il parametro che si degrada per primo in una vasca sottodimensionata. Gradisce l’acqua mossa e ossigenata e, a differenza delle varietà a corpo tondo, non è affaticato da una corrente decisa.
Compagni di vasca
Il carattere è pacifico e socievole, e lo Shubunkin va tenuto in gruppo: da tre o quattro esemplari in su, spazio permettendo.
Il criterio di scelta dei coinquilini non è però il carattere, è la velocità a tavola. Lo Shubunkin è rapido, vorace e determinato, e nella competizione per il cibo vince sempre. Per questo va tenuto con le altre varietà a corpo lungo — pesce rosso comune, cometa, sarasa, wakin — e con le carpe koi in laghetto, mentre non va mai messo insieme alle varietà a corpo tondo come ryukin, fantail, oranda, testa di leone: quelle nuotano lentamente, gli lasciano il campo libero e a lungo andare finiscono sottonutrite. Il problema non è l’aggressività, è che a fine pasto hanno mangiato solo gli Shubunkin. Peggio ancora con telescopio e bubble eye, che vedono male o hanno strutture fragili.
Fra le altre specie d’acqua fredda, convivenze sensate in vasche capienti sono i Rhodeus e i cobitidi del genere Misgurnus. I Tanichthys convivono per parametri ma sono piccoli abbastanza da finire nella bocca di uno Shubunkin adulto: hanno senso solo con esemplari giovani. Gamberetti e lumache piccole vanno considerati cibo.
In laghetto, mangiando larve di zanzara e altri invertebrati acquatici, contribuisce a contenere le zanzare: è un effetto collaterale gradito, non un metodo di lotta.
Alimentazione
È onnivoro con una netta tendenza vegetariana e accetta praticamente tutto. Conviene però costruire la dieta su un mangime specifico per pesci rossi, in fiocchi o granuli, e non su un mangime tropicale generico: il contenuto proteico è tarato diversamente.
A differenza delle varietà a corpo tondo, lo Shubunkin ha un corpo affusolato e organi non compressi: il cibo galleggiante non gli crea i problemi di vescica natatoria tipici di ryukin e oranda, e in laghetto gli stick galleggianti sono anzi il formato più pratico perché permettono di vedere quanto viene mangiato davvero.
Le razioni vanno piccole e frequenti, due o tre al giorno, ognuna consumata in un paio di minuti. Il pesce rosso non ha un vero stomaco e non conosce sazietà: la sovralimentazione è l’errore più comune, e ciò che avanza marcisce sul fondo e degrada l’acqua.
La quota vegetale va integrata sul serio, con piselli sgusciati e sbollentati, zucchine, spinaci, foglie di lattuga: aiutano la digestione e riducono i problemi intestinali. Dafnie, artemia e chironomus vanno bene come extra occasionale, meglio se congelati o liofilizzati anziché vivi, che possono veicolare parassiti. In laghetto, a temperature basse, si passa a mangimi invernali più digeribili e poi si sospende del tutto.
Riproduzione
Come tutti i pesci rossi è oviparo, prolifico e privo di cure parentali; non forma coppie stabili.
L’innesco è stagionale: in laghetto la frega parte in primavera, quando l’acqua supera stabilmente i 16-18 °C dopo il periodo freddo. In vasca si riproduce lo stesso ciclo abbassando la temperatura per qualche settimana e poi risalendo lentamente, di un paio di gradi al giorno, fino ai 20-23 °C.
I segnali sono leggibili. Il maschio in condizione sviluppa i tubercoli nuziali, piccole escrescenze biancastre su opercoli e pinne pettorali, e insegue la femmina spingendola contro la vegetazione, urtandole i fianchi; la femmina carica di uova appare più tozza e asimmetrica vista dall’alto. Il corteggiamento può durare da qualche ora a un paio di giorni.
La deposizione avviene fra le piante a foglia fine o su un mop di lana acrilica, con emissione simultanea di uova e sperma e fecondazione esterna. Una femmina di buona taglia depone da qualche centinaio a diverse migliaia di uova adesive, in proporzione al proprio peso. Finita la frega i genitori vanno tolti: divorano sia le uova sia gli avannotti.
Le uova si schiudono in 4-7 giorni a seconda della temperatura. I piccoli restano attaccati alle superfici per un paio di giorni assorbendo il sacco vitellino, poi vanno alimentati con infusori e cibi finissimi e, dopo qualche giorno, con naupli di artemia più volte al giorno. Sono inizialmente bruni e mimetici: la livrea calicò definitiva compare dopo settimane o mesi, ed è il motivo per cui gli allevatori selezionano tardi. Quando raggiungono i 3-4 cm possono passare nella vasca principale. La maturità sessuale arriva intorno a uno o due anni.
Problemi di salute più frequenti
Lo Shubunkin è robusto e non ha le fragilità strutturali delle varietà fancy: niente occhi sporgenti, niente vesciche natatorie compresse. I problemi che si incontrano hanno quasi sempre una causa ambientale.
I più frequenti sono la malattia dei puntini bianchi (ichthyophthiriasis), che compare tipicamente dopo un abbassamento brusco della temperatura o l’inserimento di un pesce nuovo senza quarantena; le infezioni batteriche di pelle e pinne, con bordi delle pinne sfrangiati e arrossati; gli attacchi fungini su lesioni già presenti; e i parassiti esterni della pelle e delle branchie.
Una nota sulla livrea: nello Shubunkin il colore cambia nel tempo, e macchie che compaiono o si spostano non sono un sintomo. Quello che invece va letto subito è il comportamento: un pesce che resta in disparte, tiene le pinne serrate, respira in fretta o rimane in superficie con la bocca fuori sta segnalando un problema, e la prima cosa da controllare non è il pesce ma i valori dell’acqua.
Sulle cure vale una regola pratica: gli antibiotici sono medicinali soggetti a prescrizione veterinaria e non si versano in vasca a occhio. Il blu di metilene, che compare spesso nei consigli, è un antifungino usato soprattutto sulle uova: non serve ad abbassare nitriti o nitrati, che si correggono con i cambi e con una filtrazione adeguata.
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