Tosakin
Carassius auratus var. Tosakin
Il Tosakin è la varietà di pesce rosso a coda arricciata: una caudale unica, non divisa, che si apre a ventaglio orizzontale con i lobi ripiegati in avanti. Nato a Tosa, in Giappone, è fatto per essere guardato dall'alto.
Parametri di allevamento
Tosakin
Il Tosakin è la varietà di pesce rosso a coda arricciata: la pinna caudale è unica, non divisa in due come nelle altre varietà a corpo tondo, si apre in orizzontale come un ventaglio e i due lobi esterni si ripiegano in avanti, arrotolandosi su se stessi una o anche due volte. È una forma selezionata dall’uomo e non esiste in natura: come tutte le varietà ornamentali discende da Carassius auratus, il carassio dorato addomesticato in Cina più di mille anni fa.
Il nome dice da dove viene: Tosa è l’antica provincia giapponese che oggi corrisponde alla prefettura di Kōchi, sull’isola di Shikoku, e kin è l’abbreviazione di kingyo, pesce rosso. In Giappone si scrive 土佐錦魚, “pesce broccato di Tosa”, e in Giappone è ancora un pesce di nicchia, curato da società di conservazione e giudicato nelle mostre come la “regina dei pesci rossi”. Fuori dal Giappone è raro, costoso e quasi introvabile nei negozi.
C’è una cosa da capire prima di ogni altra: il Tosakin è stato creato per essere guardato dall’alto, in bacini bassi e larghi. Visto di lato, in un acquario a parete di vetro, la coda a ventaglio scompare e resta un ryukin tozzo che nuota male. Fra tutte le varietà di pesce rosso è quella che meno si adatta a un acquario normale. Chi lo vuole tenere deve accettare un allestimento diverso da qualunque altro acquario, e per questo la difficoltà è alta.
Come si riconosce
Il corpo è corto, tondo e profondo, sul modello del Ryukin da cui discende: dorso alto, addome pieno, muso appuntito e occhi normali, senza escrescenze sulla testa. La pinna dorsale è unica e ben sviluppata. Le scaglie sono metalliche, e la livrea va dal rosso all’arancio, al bianco e alle combinazioni rosso-bianche; altri colori esistono ma sono rari e fuori dallo standard tradizionale.
Tutto il resto è nella coda. Nelle varietà a coda doppia — ryukin, fantail, oranda — la caudale è formata da due pinne accostate, spesso separate al centro. Nel Tosakin le due metà sono fuse in una sola lama, che vista dall’alto si distende in orizzontale a formare un semicerchio, o nei soggetti migliori quasi un cerchio completo. I bordi esterni di questo ventaglio non restano piatti: si ripiegano verso la testa e si arrotolano, una o due volte, come le punte di un baffo. In giapponese questa coda si chiama hantenbi, “coda rovesciata”.
Da questo dipende tutto il giudizio sul pesce. Nelle mostre giapponesi si valutano l’ampiezza del ventaglio, il grado di ripiegamento dei lobi, la simmetria fra destra e sinistra e l’equilibrio fra corpo e coda. Una coda che si apre a triangolo, che si divide al centro o che si arriccia da un lato solo è un difetto.
La caudale non è ancora arricciata alla nascita: negli avannotti si distende e comincia a ripiegarsi nelle prime settimane e nei primi mesi di vita, man mano che cresce, e chi alleva seleziona proprio in quella finestra. Il vecchio detto secondo cui l’arricciatura “arriva al secondo o terzo anno” non trova conferma fra gli allevatori: un Tosakin che a pochi mesi non mostra la coda che si ripiega non la mostrerà più.
Il maschio in periodo riproduttivo sviluppa i tubercoli nuziali, piccoli punti bianchi ruvidi sugli opercoli e sui raggi delle pinne pettorali; fuori da quel periodo i sessi si distinguono male.
Da dove viene
Il Tosakin nasce nel feudo di Tosa intorno al 1845, alla fine del periodo Edo. Le fonti giapponesi lo attribuiscono a Suga Katsusaburō, un samurai di basso rango del dominio di Tosa (secondo alcune ricostruzioni al figlio Kametarō), che lo avrebbe ottenuto incrociando il ryukin con il ranchu di Osaka, una varietà senza pinna dorsale e dalla coda piatta e distesa, oggi quasi scomparsa. Dal ryukin viene il corpo tondo e il muso appuntito, dal ranchu di Osaka la caudale orizzontale, alla quale una mutazione aggiunse il ripiegamento dei lobi. Un’ipotesi alternativa, riportata da alcune fonti occidentali, lo fa derivare da una semplice mutazione del ryukin. La varietà si consolidò nel periodo Meiji (1868-1912) e restò per quasi un secolo confinata a Kōchi: il resto del Giappone la conobbe solo verso la metà del Novecento.
La quasi estinzione e i sei pesci del ristorante
La storia che tutti gli allevatori raccontano è quella del 1945-46. Nel luglio del 1945 i bombardamenti americani rasero al suolo Kōchi e con essa gli allevamenti; nel dicembre del 1946 il terremoto di Nankai colpì la stessa costa. Si pensò che il Tosakin fosse estinto.
Un appassionato di Kōchi, Tamura Hiroe, che aveva perso tutti i suoi pesci nei bombardamenti, andò a cercarli casa per casa e ne trovò ancora vivi presso il proprietario del Kyōsuirō, un ristorante della città. Le fonti in inglese parlano di sei esemplari, due riproduttori adulti e quattro giovani di due anni; le fonti giapponesi confermano l’episodio e il dettaglio più celebre, e cioè che in un’epoca in cui il denaro valeva poco Tamura ottenne i pesci in cambio di una bottiglia di shōchū, il distillato di patata dolce. Da quei pesci ripartì la selezione, e si ritiene che tutti i Tosakin esistenti oggi discendano da loro: è la ragione per cui il patrimonio genetico della varietà è ristretto e la sua fertilità non brillante.
L'8 agosto del 1969 la prefettura di Kōchi dichiarò il Tosakin tennen kinenbutsu, monumento naturale della prefettura. Nei primi anni Settanta nacquero le società di conservazione: una nell’area di Tokyo e del Kantō nel 1971, la Tosakin Hozonkai di Kōchi nel 1972, che ancora oggi organizza la mostra annuale. Fuori dal Giappone la varietà è arrivata tardi e in pochi esemplari; nel Regno Unito, dove esiste un piccolo nucleo di appassionati, i primi giovani importati sono stati venduti a prezzi di diverse centinaia di sterline.
Quanto diventa grande e quanto vive
Il Tosakin è fra le varietà a corpo tondo più piccole. Un adulto misura di norma 10-15 cm di corpo, coda esclusa; gli esemplari da mostra allevati in Giappone possono superare i 15 e arrivare verso i 18-20, ma è il limite superiore, non la regola. Le taglie di 30 cm che si leggono in giro non hanno riscontro.
Anche la longevità è più corta che nel pesce rosso comune: la media riportata dagli allevatori è intorno ai dieci anni, e la consanguineità della varietà è probabilmente parte della spiegazione. Cresce lentamente, e la coda gli costa energia a ogni movimento.
Allestimento: acqua bassa, vasca larga, niente dentro
Qui il Tosakin si separa da tutti gli altri pesci rossi, e vale la pena spiegare il perché prima del come.
In Giappone si alleva da sempre in bacini di terracotta rotondi e bassi, i marubachi: larghi una sessantina di centimetri, profondi meno di venti, con le pareti inclinate. Le indicazioni tradizionali mettono l’acqua a 15-20 cm di profondità. Il pesce nuota quasi solo in orizzontale, e con acqua così bassa la coda si distende sul piano e mantiene il ripiegamento; in un acquario alto il Tosakin sale e scende, la caudale si affloscia, i riccioli si aprono e il pesce perde la forma per cui è stato selezionato. Questo metodo non è una crudeltà tradizionale: è la condizione in cui la coda si sviluppa correttamente, e vale per tutta la vita del pesce, non solo per la crescita.
In casa non serve la terracotta. Vanno bene una vasca in vetro bassa, una tinozza o un contenitore in plastica alimentare di colore scuro, purché la superficie sia ampia e l’acqua stia sotto i 20-25 cm. Per un esemplare adulto si parte da un contenitore che tenga 100 litri con una superficie di almeno 60 × 60 cm, e si raddoppia per il secondo pesce; con 200 litri di superficie ampia si tengono tre o quattro Tosakin senza affollarli. Non è la profondità che manca a questi pesci, è la superficie.
Il fondo va lasciato nudo, o al massimo con un velo di sabbia fine: la coda sfiora di continuo il fondo e qualunque ghiaia la sfrangia. Niente rocce, niente legni, niente decorazioni, niente piante dure: ogni spigolo è una ferita in attesa. Le uniche piante compatibili sono quelle galleggianti, che ombreggiano senza toccare il pesce.
La filtrazione deve essere delicata. Il Tosakin nuota male, la coda lo frena e una pompa che sposti acqua lo stanca e lo trascina; peggio, la corrente contrasta il ripiegamento dei lobi. La soluzione classica è un filtro a spugna mosso da un aeratore, che filtra biologicamente senza produrre una corrente direzionale. Un filtro esterno si può usare solo con la mandata ridotta al minimo e spezzata contro la parete. In cambio della filtrazione leggera bisogna dare cambi d’acqua frequenti e abbondanti: negli allevamenti tradizionali si rinnova gran parte dell’acqua ogni pochi giorni, e in casa un cambio del 30-50% due volte alla settimana, con acqua alla stessa temperatura e trattata con un biocondizionatore, è la norma. Il pesce rosso sporca molto e in venti centimetri d’acqua i nitriti salgono in fretta.
La vasca bassa espone di più al sole e all’evaporazione: se sta all’aperto in estate, serve un’ombreggiatura per metà della giornata. Coprire con una rete fine tiene fuori gatti e uccelli, e il Tosakin comunque non salta.
Un’ultima cosa che va detta con chiarezza: la boccia non c’entra niente con tutto questo. Un bacino da 100 litri largo e basso è l’opposto di una boccia da 5 litri, che oltre a essere inadatta è vietata dai regolamenti di diversi comuni italiani e può configurare un maltrattamento.
Temperatura e parametri
Il Tosakin è un pesce d’acqua fredda, come tutti i Carassius, e non va riscaldato. La fascia comoda sta fra i 18 e i 24 °C; sopporta bene inverni più freschi, purché il calo sia lento. Quello che teme è il contrario: l’acqua bassa si scalda in fretta, e sopra i 28-30 °C il pesce va in difficoltà per la scarsità di ossigeno. Il termometro serve a questo, ad accorgersi dell’estate.
Il pH va tenuto fra 7 e 8 e la durezza da media ad alta, come per il resto dei pesci rossi. I nitriti devono essere a zero e i nitrati bassi, gestiti con i cambi: con una filtrazione volutamente leggera, il test dell’acqua è l’unico modo per sapere se i cambi bastano. Un aeratore con pietra porosa a bolle grosse, sistemato in un angolo, garantisce l’ossigeno senza creare corrente.
Compagni di vasca
Il consiglio più semplice è anche il più corretto: nessuno, oppure solo altri Tosakin.
Non è questione di carattere, che è pacifico e mite. È che il Tosakin è il più lento fra i pesci rossi: arriva per ultimo al cibo, non riesce a sottrarsi a un compagno insistente, e la coda arricciata è una tentazione per chiunque abbia l’abitudine di mordicchiare le pinne. Le varietà a coda singola — comune, cometa, shubunkin — lo affamano nel giro di settimane; perfino le altre varietà a corpo tondo, fantail e oranda, sono più rapide di lui e in periodo riproduttivo i maschi lo inseguono sfibrandolo. Anche con i cobitidi e con i piccoli ciprinidi d’acqua fredda che si consigliano per gli altri pesci rossi, il problema resta la profondità dell’acqua: un bacino da venti centimetri non è un ambiente per nessun altro.
In gruppo di suoi simili invece sta bene, e la vasca bassa rende facile osservare le interazioni. L’unica accortezza è dare a ciascuno la sua superficie e non superare quattro-cinque pesci in un bacino da 200 litri.
Alimentazione
È onnivoro e accetta tutto, ma il corpo compresso e l’intestino stretto lo rendono soggetto ai disturbi di galleggiamento tipici delle varietà a corpo tondo: la dieta va costruita di conseguenza.
La base è un mangime affondante specifico per pesci rossi fancy, in granuli piccoli, che il pesce raccoglie sul fondo senza ingoiare aria in superficie. Le razioni vanno piccole e frequenti, due o tre al giorno, ciascuna consumata in un paio di minuti; tutto ciò che avanza in venti centimetri d’acqua marcisce subito. La quota vegetale va data sul serio: piselli sgusciati e sbollentati, zucchina, spinaci, un po’ di lattuga. Come extra, chironomus e dafnie congelati, che gli allevatori giapponesi usano molto per far crescere corpo e coda. Il cibo vivo raccolto all’aperto porta parassiti e va evitato.
In inverno, sotto i 12-14 °C, il metabolismo rallenta e le razioni si riducono; sotto i 10 si sospende.
Riproduzione: la selezione della coda
Il Tosakin è oviparo, prolifico e privo di cure parentali come tutti i pesci rossi, e in questo la meccanica non è diversa da quella del Ryukin: un periodo fresco seguito da un lento riscaldamento primaverile innesca la frega, il maschio mostra i tubercoli nuziali e insegue la femmina, le uova adesive vengono deposte su piante fini o su un mop di lana acrilica e i genitori vanno tolti subito perché le mangiano. La schiusa avviene in 4-7 giorni secondo la temperatura, e gli avannotti si alimentano con infusori e poi naupli di artemia.
Le differenze stanno in due punti. Il primo è la fertilità: il corpo tondo e la coda pesante ostacolano l’accoppiamento naturale, e la consanguineità della varietà riduce la percentuale di uova fecondate. Per questo chi alleva varietà da mostra ricorre spesso alla fecondazione artificiale per spremitura: uova e sperma vengono raccolti a mano in una bacinella e mescolati in poca acqua. Il vecchio riferimento a “capsule di ormoni” da mettere in vasca non descrive una pratica domestica e va lasciato perdere.
Il secondo è la selezione, ed è quello che fa del Tosakin un pesce da allevatore e non da riproduttore occasionale. Solo una piccola parte degli avannotti eredita la coda giusta. Il setaccio comincia appena i piccoli nuotano liberi, eliminando tutto ciò che è asimmetrico; verso il centimetro di lunghezza si scartano le code divise, quelle a triangolo, quelle con il lobo centrale appuntito; verso il centimetro e mezzo quelle che non si aprono in un ventaglio pieno e non mostrano l’inizio del ripiegamento. Alla fine, di una covata di centinaia di uova, restano poche decine di soggetti accettabili e una manciata di pesci da mostra. Gli allevatori non pubblicano percentuali precise, ma tutti concordano sul fatto che gli scarti sono la grande maggioranza. Chi non è disposto a fare questa selezione — o a trovare una casa a decine di Tosakin “sbagliati” — non dovrebbe farli riprodurre.
I giovani si tengono in acqua ancora più bassa degli adulti, pochi centimetri, e via via più profonda man mano che crescono; la colorazione definitiva arriva con la demelanizzazione, fra i due e i sei mesi, quando il pesce da bruno diventa rosso o bianco.
Problemi di salute più frequenti
Le fragilità del Tosakin sono due, e sono entrambe strutturali.
La prima è la coda. Si strappa contro gli spigoli, si sfrangia sulla ghiaia, si lacera nelle reti e si infetta sulle lesioni; una coda ferita può guarire, ma il ripiegamento perso non torna. Per spostare il pesce non si usa il retino: si usa una ciotola o un contenitore, immergendolo e lasciando che il pesce ci entri. Una bordatura bianca o arrossata sui lobi è il segno di una infezione batterica delle pinne, quasi sempre legata a un’acqua con nitriti o nitrati troppo alti: la prima cosa da fare è un cambio d’acqua e un test, non un medicinale.
La seconda è la vescica natatoria. Il corpo compresso schiaccia gli organi, e un pesce che dopo il pasto galleggia di traverso o resta sul fondo inclinato sta pagando una digestione difficile. Si sospende il cibo per un giorno o due, si torna al mangime affondante e si aumentano i vegetali; nei casi ricorrenti la causa è quasi sempre una razione troppo abbondante o un mangime galleggiante. Nell’acqua bassa questi episodi sono più visibili ma anche meno gravi, perché il pesce non deve risalire da nessuna profondità.
Il resto è comune a tutti i pesci rossi: puntini bianchi dopo uno sbalzo termico o dopo un nuovo arrivo senza quarantena, attacchi fungini sulle ferite, parassiti delle branchie. In un bacino basso ed esposto la temperatura oscilla più che in un acquario, e gli sbalzi sono il fattore scatenante più frequente.
Due cose che non vanno fatte: non esistono vaccini per i pesci ornamentali, e gli antibiotici sono medicinali soggetti a prescrizione veterinaria, non si tengono “a portata di mano” per versarli in vasca. Il blu di metilene è un antifungino da usare sulle uova, e non ha alcun effetto sui valori dell’acqua.
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