Acqua dolce · Osphronemidae

Betta

Betta splendens

Difficoltà: Media Media (colonna d'acqua) Territoriale, aggressivo e pacifico

Il Betta è un genere di pesci d'acqua dolce della famiglia dei Osphronemidae, originario del Sud-est asiatico, celebre soprattutto per la specie Betta splendens, il combattente del Siam.

Betta (Betta splendens)
Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · Fonte
Miniatura: Betta (Betta splendens)Miniatura: Betta (Betta splendens)Miniatura: Betta (Betta splendens)

Parametri di allevamento

pH6–7.5.
Temperatura24–30 °C
GH4–12 °d
KH2–8 °d
Dimensione adulta5–7 cm
Vasca minima60–100 L
ComportamentoTerritoriale, aggressivo e pacifico
RiproduzioneLa riproduzione del Betta è particolare e affascinante: è il maschio a costruire un nido di bolle (bubble nest) in superficie, fatto di bollicine d'aria avvolte nella saliva, spesso…
In breve: Richiede una certa esperienza e parametri stabili; consigliata a chi ha già dimestichezza con la gestione di un acquario.

Betta

Il Betta è un genere di pesci d’acqua dolce della famiglia dei Osphronemidae, originario del Sud-est asiatico, celebre soprattutto per la specie Betta splendens, il combattente del Siam. Il nome Betta deriverebbe da “ikan bettah”, termine della lingua malese con cui venivano indicati questi pesci, a sua volta forse legato a un’antica tribù guerriera locale, i Bettah.

Il genere fu descritto nel 1850 dall’ittologo olandese Pieter Bleeker.

I nomi comuni con cui è conosciuto sono diversi: Betta, Pesce Combattente, Combattente del Siam, Pesce Combattente Siamese, Betta Splendido, Fighting Fish.

Ha un corpo allungato e compresso lateralmente. La caratteristica più spettacolare, frutto di secoli di selezione, è lo sviluppo straordinario delle pinne del maschio: pinna caudale, dorsale e anale ampie, fluttuanti e dai colori intensissimi, declinate in molte varietà (Veiltail, Halfmoon, Crowntail, Plakat, Doubletail e altre). La bocca è terminale, rivolta verso l’alto, adatta a nutrirsi in superficie. La femmina è più piccola, con pinne molto più corte e colori generalmente più sobri.

Il Betta possiede un organo respiratorio accessorio, il labirinto, che gli consente di respirare aria atmosferica direttamente dalla superficie: per questo sopravvive anche in acque povere di ossigeno, ma per la stessa ragione ha bisogno di poter accedere liberamente alla superficie dell’acqua.

La colorazione naturale è piuttosto smorta, ma le forme da acquario esibiscono ogni tonalità immaginabile: rosso, blu, turchese, bianco, nero, multicolore e marmorizzato.

È un pesce dal carattere fortemente territoriale: due maschi messi insieme combattono violentemente, da cui il nome. Va quindi allevato un solo maschio per vasca. È invece possibile inserirlo in acquari di comunità con specie pacifiche, calme e non dotate di pinne lunghe e vistose (che potrebbero scatenarne l’aggressività o esserne morse). Le femmine sono meno aggressive e in vasche grandi e ben strutturate possono essere mantenute in piccoli gruppi (i cosiddetti “sorority”). Le dimensioni: circa 5-7 cm.

Questo genere comprende oltre 70 specie, tra le più note:

  • Betta splendens, Georges Cuvier 1831 — il Combattente del Siam, di gran lunga il più allevato.
  • Betta imbellis, Heok Hui Tan 1980 — il combattente pacifico.
  • Betta smaragdina, Heok Hooi Ladiges 1972 — il combattente smeraldo.
  • Betta macrostoma, George Albert Boulenger 1896 — il Betta bocca larga del Brunei.

Varietà e forme delle pinne

Secoli di selezione hanno prodotto moltissime forme di pinna, oggi codificate dagli allevatori: Veiltail, Halfmoon (coda a 180°), Plakat (pinne corte, vicine alla forma selvatica), Doubletail e il Crowntail. Quest’ultimo, creato in Indonesia nel 1997, deve il nome all’aspetto “a corona” della coda: la membrana tra i raggi è ridotta del 30–35% e i raggi sporgono ben oltre il margine, dando un profilo spinoso simile alla coda aperta di un corvo (da “crow-tail”). Se ne distinguono forme a raggio singolo, doppio (le più ricercate) e incrociato, oltre alle più rare triple e quadruple. Le varietà cromatiche sono pressoché infinite: dai colori vivaci ai pastello, metallici e albini. In tutte le forme la femmina ha pinne molto più corte del maschio.

Habitat

Originario del Sud-est asiatico, in particolare di Thailandia, Cambogia, Laos, Vietnam, Malesia e Indonesia. Vive in acque dolci ferme o a corrente debolissima: risaie, canali, stagni, paludi, fossati e pozze, spesso poco profonde, calde, povere di ossigeno e ricche di vegetazione. È proprio questo ambiente ostile ad aver favorito l’evoluzione dell’organo del labirinto.

Illuminazione e Temperature

Gradisce un’illuminazione moderata e tenue, valorizzata da piante galleggianti. Le temperature, per un pesce di acque calde, devono restare elevate, dai 24° C ai 30° C, il PH da 6 a 7,5, con preferenza per valori neutri o leggermente acidi, la durezza dell’acqua da morbida a media. Fondamentale evitare correnti forti, che lo stressano e ne danneggiano le pinne, e mantenere coperta la vasca, perché l’aria sopra il pelo dell’acqua deve essere calda e umida per non danneggiare il labirinto. Utile trattare l’acqua del rubinetto (o miscelarla con acqua d’osmosi) e lasciarla riposare 24 ore; le foglie di Catappa rilasciano tannini e acidi umici che aiutano ad acidificare, proteggono le mucose e hanno azione battericida. I cambi settimanali del 30–50% vanno fatti con acqua alla stessa temperatura, per evitare shock termici.

Alimentazione

Specie carnivora-insettivora. In natura si nutre di insetti, larve, zooplancton e piccoli invertebrati. In acquario predilige mangimi specifici per Betta e apprezza moltissimo cibo vivo o congelato come larve di Chironomus (Bloodworm), Artemia, Daphnia, ostracodi, Grindal e anguillole dell’aceto. Accetta anche granuli, liofilizzati (da reidratare) e integratori a base di Spirulina e vitamine; utili in piccole quantità anche vegetali sbollentati (piselli, spinaci) e un pizzico di aglio tritato, dalle proprietà antiparassitarie e immunostimolanti. Conviene somministrare una sola volta al giorno la quantità consumata in circa 5 minuti (tre pasti in fase di riproduzione), rimuovendo gli avanzi: una dieta scorretta o eccessiva può causare costipazione e problemi, spesso irreversibili, alla vescica natatoria.

Riproduzione

La riproduzione del Betta è particolare e affascinante: è il maschio a costruire un nido di bolle (bubble nest) in superficie, fatto di bollicine d’aria avvolte nella saliva, spesso ancorate sotto una foglia. Durante l’accoppiamento il maschio avvolge il corpo attorno alla femmina in un caratteristico abbraccio, e le uova fecondate vengono raccolte e depositate nel nido di bolle. Una deposizione conta in media da 100 a 500 uova. Da quel momento è il maschio a prendersi cura della covata: sorveglia il nido, rimette nelle bolle le uova che cadono e protegge gli avannotti. La femmina va invece allontanata subito dopo la deposizione, perché il maschio la considererebbe una minaccia. Le uova schiudono in 24-48 ore; gli avannotti restano nel nido qualche giorno nutrendosi del sacco vitellino, poi vanno alimentati con infusori e in seguito con naupli di Artemia. Anche il maschio va tolto quando i piccoli nuotano liberi.

Per riprodurli in modo mirato conviene partire da esemplari di 7–8 mesi, di taglia simile (maschio poco più grande), alzando gradualmente la temperatura fino a 27–29 °C (in natura la riproduzione coincide con la stagione delle piogge). Si predispone una nursery separata da un divisorio, senza substrato, con una tavoletta di polistirolo o piante a foglia larga a sostegno del nido, foglie di Catappa/Terminalia (tannini antibatterici che prevengono l’ammuffimento delle uova) e nascondigli per la femmina, che va protetta dalle attenzioni aggressive del maschio. Durante l’abbraccio, che avviene in verticale, la femmina rilascia in media 500–600 uova bianco-opache (0,6–1 mm), subito fecondate e raccolte in bocca dal maschio e sistemate nel nido. Mantenendo l’acqua stabile a ~29 °C gli avannotti schiudono in circa 2 giorni e nuotano liberi dopo 3–4 giorni: a quel punto va tolto anche il maschio. Si alimentano nella prima settimana con anguillole dell’aceto, poi con naupli di Artemia per 6–7 settimane; dopo 2–3 mesi emergono territorialità e aggressività ed è necessario separare i maschi.

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