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Le origini e la storia della Carpa Koi

Dalle risaie giapponesi al simbolo di perseveranza: le origini della Carpa Koi, la leggenda della Porta del Drago e il suo significato in Oriente.

di Redazione · 12 novembre 2021
Le origini e la storia della Carpa Koi
Foto: archivio ilmioacquario.it

Inizialmente, in Giappone, era una semplice carpa comune degli stagni: non colorata, allevata dai contadini delle risaie come fonte di cibo fino al 1820, soprattutto nelle aree montuose del nord, dove gli inverni lunghi e nevosi isolavano interi paesi. Le carpe vivono in acque calme dai fondali melmosi, che smuovono di continuo con il muso in cerca di nutrimento: acque torbide, eppure per i giapponesi da sempre un simbolo.

La Carpa Koi ha origini in Cina, ma si è sviluppata soprattutto in Giappone, nella prefettura di Niigata, tra il XV e il XIX secolo. Nella zona di Ojiya, nell’area di Yamakoshi, alcuni allevatori notarono che le carpe iniziavano ad assumere macchie colorate sul dorso, diventando via via più belle. Da quella scoperta nacque la sperimentazione: incroci e accoppiamenti selezionati diedero vita a nuove mutazioni, fino alla Nishikigoi, la “carpa broccata”. Oggi se ne contano numerose varietà ufficialmente riconosciute.

Un simbolo di perseveranza e buon augurio

In Giappone e in Cina la carpa è simbolo di perseveranza, volontà, coraggio, lunga vita, affetto e amicizia. Viene evocata per la fedeltà nei matrimoni, e secondo alcuni la sua immagine sui tetti protegge dagli incendi.

Nella festa a lei dedicata, a maggio, si appendono carpe di tessuto o carta sui tetti e in cima a pali, davanti ad abitazioni, negozi e parchi. In Vietnam, nei sette giorni prima del capodanno, si racconta che la carpa conduca in cielo il Genio del Focolare, che lascia la sua dimora per riferire all’Imperatore sull’operato dell’anno passato. Nelle feste di metà autunno è sempre una carpa a proteggere le case dagli spiriti maligni delle leggende cinesi e vietnamite. In Cina, infine, la carpa è simbolo di supremazia intellettuale e viene offerta agli studenti come augurio per gli esami.

Carpe di tessuto appese durante la festa di maggio
Carpe di stoffa esposte durante la festa di maggio. Foto: archivio ilmioacquario.it.

La leggenda della Porta del Drago

Un’antica leggenda cinese racconta che, in tempi remoti, gli animali capaci di oltrepassare la Porta del Drago venivano dotati di ali per volare. Le carpe si radunavano sotto la cascata del fiume Giallo per tentare di risalirla e trasformarsi in draghi, ma poche riuscivano nell’impresa: molte perdevano le forze, altre venivano catturate da pescatori e predatori.

La giovane carpa Narumi Asagi, figlia della carpa scura Asagi Magoi e della carpa rossa Higoi, apprese dal padre che i pesci più coraggiosi potevano ottenere le ali. Così cominciò a risalire il fiume Giallo controcorrente. Le altre carpe la sconsigliarono: il percorso era impervio e pieno di pericoli. I pescatori le tesero una grande rete, ma Narumi, piccola, ne oltrepassò le maglie senza sforzo. Giunta in un tratto d’acqua sporca e inquinata, sembrava perduta: ma il Dio delle Acque, vedendo la determinazione nei suoi occhi, fece scomparire la sporcizia per lasciarla proseguire.

Illustrazione della leggenda della carpa e del drago
La carpa che risale la cascata e si trasforma in drago. Foto: archivio ilmioacquario.it.

Narumi nuotò fino a una cascata altissima, oltre la quale si trovava la Porta del Drago. Saltò e saltò senza sosta; i pescatori la sbeffeggiavano vedendola in difficoltà. Ma il Dio delle Acque, commosso da tanta ostinazione, inviò un’onda così possente da farle superare la cascata. Fu così che Narumi oltrepassò la Porta del Drago, trasformandosi in un magnifico Drago Bianco immortale. La leggenda vuole che questa fosse la prima carpa Nishikigoi.

Da questa storia si intuisce il significato profondo che la Koi porta con sé: con forza di volontà, coraggio e nessuna paura di andare controcorrente — seguendo la propria via, a prescindere dal resto — si possono compiere grandi imprese e raggiungere i propri obiettivi senza temere le avversità. In Giappone si racconta che, a differenza di altri pesci, la carpa posta sul tagliere del cuoco resti immobile e fiera, affrontando la morte con la dignità di un samurai.

La Koi oggi: bellezza, memoria e longevità

Le Carpe Koi sono una mutazione ornamentale della carpa comune: variopinte, forti e resistenti, popolano laghetti, vasche da giardino e stagni di case e parchi. Passeggiando nei giardini giapponesi è facile imbattersi in stagni dove nuotano pacificamente decine di Koi dai colori brillanti; quando si accorgono della presenza dell’uomo si avvicinano a pelo d’acqua, aprendo la bocca in attesa di un bocconcino o di una carezza. In Giappone si organizzano veri e propri campionati di bellezza, in cui gli allevatori selezionano incroci dai riflessi cangianti per aggiudicarsi il primo premio.

Carpa Koi che mangia dalla mano
Le Koi riconoscono chi le nutre e imparano a mangiare dalla mano. Foto: archivio ilmioacquario.it.

Come tutte le carpe, la Koi possiede una buona memoria: riconosce i luoghi in cui riceve il cibo e le persone che la nutrono, tanto da poter essere addomesticata a farsi accarezzare e a mangiare direttamente dalle mani. Sono pesci estremamente longevi, dalla crescita rapida e dalle grandi dimensioni: si stima una vita media di 40-60 anni, ma secondo alcuni storici giapponesi esisterebbero esemplari leggendari arrivati a 100 — e persino oltre i 200 — anni. Verità o leggenda? Fa parte del fascino di questo pesce straordinario.

Tatuarsi una Carpa Koi, per tradizione, è considerato di buon auspicio: in Giappone è uno dei simboli più amati, al pari dei fiori di ciliegio.