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Come dormono i pesci: il riposo senza palpebre

I pesci dormono davvero, anche senza palpebre: cosa dice la scienza sul sonno dei pesci, dal 'pigiama' di muco dei pesci pappagallo alle due fasi scoperte nello zebrafish.

di Redazione · 22 settembre 2026
Come dormono i pesci: il riposo senza palpebre
Foto: Igor Cristino Silva Cruz, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

Guardando la vasca di notte è lecito chiedersi: ma i pesci dormono? Gli occhi restano aperti — le palpebre, semplicemente, non le hanno — eppure la risposta della scienza è un sì senza riserve. I pesci dormono, e il loro sonno somiglia al nostro molto più di quanto si pensasse: al punto che nel cervello di un pesciolino da due centimetri sono state trovate due fasi di sonno distinte, parenti strette del nostro sonno profondo e della fase REM. Dopo la memoria e i cambi di colore, ecco un altro mito da rivedere.

Dormire a occhi aperti

Per i pesci il sonno non si riconosce dagli occhi chiusi ma dal comportamento: attività ridotta al minimo, posizione tipica (fermi vicino al fondo, tra le piante, in una tana), battito e respirazione rallentati e — il criterio decisivo per gli scienziati — una soglia di risveglio più alta. Un pesce addormentato reagisce tardi e “intontito” a uno stimolo che da sveglio lo farebbe scattare all’istante. Chi ha una vasca lo ha visto mille volte senza saperlo: il betta adagiato su una foglia larga, i Corydoras immobili sul fondo, i banchi di tetra che di notte si sciolgono e “galleggiano” a mezz’acqua, ognuno per conto suo.

Lo zebrafish e le due fasi del sonno

La prova più solida è arrivata nel 2019, quando un gruppo della Stanford University guidato da Louis Leung e Philippe Mourrain ha pubblicato su Nature la prima “polisonnografia” mai fatta a un pesce: un microscopio a foglio di luce capace di registrare l’attività dell’intero cervello dello zebrafish, cellula per cellula, insieme a battito, movimenti oculari e tono muscolare.

Il risultato ha fatto il giro del mondo: nello zebrafish esistono almeno due firme neurali del sonno, battezzate slow-bursting sleep e propagating wave sleep, che condividono caratteristiche rispettivamente con il nostro sonno a onde lente e con il sonno REM — quello dei sogni. Non solo: uno dei regolatori è lo stesso ormone (la melano-concentrina, MCH) che governa il sonno nei mammiferi. La conclusione degli autori, ripresa da ScienceDaily, è vertiginosa: queste firme del sonno sono comparse nel cervello dei vertebrati almeno 450 milioni di anni fa, prima ancora che esistessero gli animali terrestri. Quando il tuo Danio dorme, sta facendo qualcosa di più antico delle zampe.

E il sonno perso si recupera: zebrafish tenuti svegli per una notte mostrano il classico “rebound” — il giorno dopo dormono di più e sono più difficili da svegliare — esattamente come noi dopo una nottataccia.

Il pigiama di muco dei pesci pappagallo

Il primato del sonno più bizzarro spetta però ai pesci pappagallo delle barriere coralline: ogni sera molte specie secernono dalla bocca un bozzolo di muco trasparente in cui si avvolgono per dormire. A lungo si è creduto servisse a nascondere l’odore ai predatori; la ricerca di Alexandra Grutter (University of Queensland), raccontata da National Geographic, ha mostrato che funziona soprattutto come zanzariera: protegge dai piccoli crostacei parassiti (isopodi gnatiidi) che di notte vanno a caccia di sangue di pesce. Costo dell’operazione: circa il 2,5% del bilancio energetico quotidiano. Un prezzo modesto, per dormire sereni.

Non tutti i pesci, va detto, dormono allo stesso modo: alcune specie pelagiche e diversi squali devono continuare a nuotare per respirare, e “riposano” rallentando — un sonno in movimento che la scienza sta ancora decifrando.

Cosa cambia per la tua vasca

Tutto questo ha ricadute molto pratiche per chi l’acquario ce l’ha in salotto.

Il buio serve davvero. Se il sonno dei pesci è parente del nostro, anche loro hanno bisogno del loro ciclo giorno/notte: un fotoperiodo regolare di 6–8 ore di luce, possibilmente con un timer, non è un vezzo ma una necessità fisiologica.

Niente interruttore-shock. Passare di colpo dal buio totale alla piena potenza della plafoniera è l’equivalente di una sveglia con i riflettori in faccia: i pesci scattano in panico e possono ferirsi. Meglio le funzioni alba/tramonto delle plafoniere programmabili, o almeno accendere prima la luce della stanza e poi quella della vasca.

Il pesce “addormentato” di giorno è un segnale. Proprio perché il sonno ha i suoi orari, un pesce apatico e immobile in pieno giorno, magari in disparte e con le pinne chiuse, non sta “dormendo”: sta covando qualcosa. È uno dei primi segni da controllare, insieme ai parametri dell’acqua.

La prossima volta che spegnete le luci, dategli qualche minuto: vedrete la vasca cambiare turno. C’è chi si adagia, chi si infratta, chi si mette in “punto morto” a mezz’acqua. Stanno facendo la cosa più naturale del mondo — da 450 milioni di anni.