
Quattro centimetri di pesce, quattro secoli di storia. Il medaka (Oryzias latipes), il “pesce di riso” giapponese, è tenuto in acquario dal Seicento: lo ricorda l’EMBL-EBI, l’istituto europeo di bioinformatica che lo usa come organismo modello. Nel Giappone del periodo Edo — l’epoca dei samurai — questo pesciolino argenteo delle risaie era già un animale da compagnia, quando in Europa l’acquariofilia non esisteva nemmeno come parola. Oggi, dopo un boom clamoroso in patria, il medaka sta conquistando l’Occidente: e ha tutte le carte per diventare il prossimo protagonista delle nostre vasche.
Dalle risaie alle aste dei collezionisti
In natura il medaka è un pesce da ambienti “umani”: risaie, canali d’irrigazione, fossati — acque basse, ferme, che d’estate scottano e d’inverno gelano. Come racconta il produttore giapponese Suisaku, la specie ha letteralmente prosperato negli ambienti creati dall’uomo. Ed è proprio questa plasticità ad averlo reso perfetto per la selezione.
Negli ultimi vent’anni gli allevatori giapponesi hanno trasformato il pesciolino bruno-argenteo in un caleidoscopio: i database degli appassionati contano oltre 450 varietà con nome, e ogni stagione riproduttiva ne aggiunge di nuove, come documenta il database di Tokyo Aqua Garden. Le grandi famiglie: le Youkihi arancio acceso, capostipiti del boom moderno; le Miyuki, con la banda dorsale iridescente platino; le Lamé, dalle scaglie che brillano come paillettes di guanina; le Daruma, dal corpo corto e tondeggiante da pesce rosso in miniatura; e poi occhi sporgenti, occhi a bolla, pinne lunghe “swallow”. I prezzi partono da pochi euro per una Youkihi, ma per gli esemplari da concorso si vola: la stampa di settore riporta aste con coppie battute fino a 12 milioni di yen — decine di migliaia di euro per due pesci da quattro centimetri (cifra riferita dagli operatori del settore, da prendere come indicativa).
Robusto come pochi: la vasca (o il mestolo) che vuole
La forza del medaka è la semplicità. Vive bene tra 16 e 24 °C — l’abbiamo già incontrato tra le specie che non vogliono il riscaldatore — tollera pH da 6,5 a 8,5 e acque da moderatamente tenere a molto dure, come riassume la scheda di Aquarium Co-Op. In Giappone la tradizione è tenerlo all’aperto tutto l’anno, in tinozze e mini-pond: sverna senza problemi finché l’acqua non gela completamente.
In casa, una vasca da 40 litri basta per un gruppo di sei o più esemplari — il nano acquario piantumato è un formato ideale — con due avvertenze: piante galleggianti, che ama, e coperchio obbligatorio, perché è un saltatore nato. Convive bene con specie pacifiche da acqua fresca, Tanichthys in testa, e con le caridine. In vasca vive più a lungo che in natura: fino a 5 anni contro 1–2.
Il pesce che si riproduce (quasi) da solo
Se le caridine hanno conquistato i principianti con la riproduzione facile, il medaka fa lo stesso con chi vuole il gradino successivo: un vertebrato che si riproduce in casa senza attrezzature. Da primavera all’autunno, con luce e cibo adeguati, la femmina depone praticamente ogni giorno: porta per qualche ora un grappolo di uova adesive vicino alla pinna anale, poi lo affida alle piante fini o ai mop. A 25–26 °C le uova schiudono in meno di una settimana; gli avannotti partono con infusori e cibi micronizzati, e in pochi mesi sono adulti. È lo stesso schema di allevamento che i giapponesi praticano da generazioni — e che rende il medaka una palestra di riproduzione perfetta prima di specie più difficili.
Bonus: il primo vertebrato ad accoppiarsi nello spazio
Una curiosità che nobilita il curriculum: nel 1994, a bordo dello Space Shuttle Columbia, quattro medaka divennero i primi vertebrati ad accoppiarsi e deporre uova in orbita, con avannotti nati regolarmente in microgravità — un esperimento della missione IML-2 ricordato dall’EMBL-EBI e documentato dalla letteratura scientifica. Non male, per il pesciolino delle risaie: robusto abbastanza per un mestolo in giardino e per lo spazio profondo.
Il medaka, insomma, è il raro caso di un pesce che mette d’accordo tutti: lo storico, il collezionista, il principiante senza riscaldatore e chi vuole provare la prima riproduzione. Se il trend giapponese è un’anticipazione, ne sentiremo parlare a lungo.