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Posso buttare un pesce rosso in un lago o in un fiume?

Liberare un pesce rosso in natura sembra un gesto gentile, ma è illegale e devastante per gli ecosistemi. Ecco cosa succede davvero e perché non farlo mai.

di Elena Paulis · 8 giugno 2018
Posso buttare un pesce rosso in un lago o in un fiume?
Foto: archivio ilmioacquario.it

Liberare un pesce rosso in un fiume o in un lago sembra un gesto di gentilezza — restituirgli la libertà. Dal punto di vista ambientale, però, è tutto il contrario: un danno grave e spesso irreversibile per l’ecosistema. I pesci rossi possono diventare portatori di parassiti e malattie e, da vivi, crescere a dismisura fino a diventare veri e propri mostri.

L’allarme arriva dal Center for Fish and Fisheries della Murdoch University australiana, ripreso dal portale ambientalista Treehugger e pubblicato su Ecology of Freshwater Fish con il titolo “Prima prova di migrazione del pesce rosso: implicazioni per il controllo di una specie globalmente invasiva”.

Cosa succede quando un pesce rosso finisce in natura

Il pesce rosso domestico più comune è il Carassius auratus: quasi tutti, prima o poi, ne abbiamo avuto uno vinto alla fiera. Chi si stanca di prendersene cura a volte lo abbandona — nel water, in uno stagno o nel laghetto vicino casa — pensando di fargli un favore.

Attraverso gli scarichi, i pesci raggiungono le fognature e infine fiumi e laghi. Se sopravvivono abbastanza a lungo, iniziano a cibarsi di tutto ciò che trovano e crescono senza limiti, trasformandosi in esemplari giganteschi. In natura pochi pesci allevati in cattività muoiono per fame o debolezza; moltissimi altri, invece, sopravvivono grazie al loro straordinario spirito di adattamento. Possono diventare grandi quanto una trota o una carpa, superare i 40 cm e pesare oltre 2 kg, andando incontro anche a mutazioni genetiche insolite. Nei laghi e negli stagni dell’Alberta, in Canada, sono state individuate oltre 40 specie di pesci domestici o d’acquario.

Una specie invasiva che percorre centinaia di chilometri

Il pesce rosso si muove velocemente e su lunghe distanze: i ricercatori australiani hanno documentato un esemplare che ha percorso 230 km in un solo anno. Questo gli permette di invadere ecosistemi diversi. Ne sono stati trovati a Toronto, nel lago Tahoe, in Colorado e altrove.

A Boulder, in Colorado, la specie fu segnalata per la prima volta nel lago Thunderbird nel novembre 2012: con la pesca elettrica furono rimossi 2.275 esemplari non nativi. Nel piccolo lago Teller, dal 2014, pochi esemplari si moltiplicarono fino a superare i 4.000 in quattro anni, trasformando il lago in un’enorme vaschetta. In Australia è stato pescato un esemplare lungo circa un metro; anche in Italia, nel lago del Parco del Brenta a Padova, sono stati catturati esemplari enormi.

Esemplare di pesce rosso di grandi dimensioni
In natura il pesce rosso può raggiungere dimensioni sorprendenti. Foto: archivio ilmioacquario.it.

Le femmine possono deporre fino a 400 uova l’anno e incrociarsi con specie affini alla carpa, generando mutazioni. Prive di predatori naturali, crescono e distruggono la fauna preesistente e l’intero ecosistema. Con un’aspettativa di vita tra i 25 e i 40 anni, il tempo per fare danni non manca. In Colorado si è arrivati a ipotizzare di prosciugare i laghi o di stordire i pesci con strumenti elettrici per rimuoverli.

La legge e i richiami degli esperti

Ad Alberta vige il divieto assoluto di abbandonare pesci rossi in qualsiasi ambiente acquatico, vivi o morti. Chi trasgredisce rischia multe fino a 100.000 dollari canadesi (circa 73.000 euro).

Kristin Cannon, responsabile della fauna selvatica del distretto di Boulder, è netta: “Invitiamo tutti i cittadini a non scaricare i pesci domestici indesiderati nelle nostre acque: è dannoso per l’ambiente, oltre che illegale”. Il biologo Ken Kehmeier (Colorado Parks and Wildlife) aggiunge che la maggior parte delle persone non si rende conto degli effetti devastanti dell’introduzione di specie esotiche, capaci di causare epidemie e squilibri competitivi tra le popolazioni indigene.

In conclusione

Non per cattiveria, ma i pesci rossi rimossi da questi ambienti fanno quasi sempre una brutta fine: vengono inviati ai centri di riabilitazione per rapaci, come cibo per i predatori. Tutto questo per colpa di chi, senza rendersene conto, si è liberato di un piccolo pesce.

Liberare una specie esotica — pesce, rettile o roditore che sia — in un ambiente diverso da quello d’origine crea inevitabilmente seri problemi alla biodiversità e alla sopravvivenza degli habitat locali. Il consiglio migliore, se non puoi più tenere il tuo pesce rosso, è riportarlo a un rivenditore o affidarlo a chi può accoglierlo: mai, in nessun caso, abbandonarlo in natura.