Specie ⏱ 9 min di lettura

La vescica natatoria: perché i pesci non affondano

Come funziona la vescica natatoria, l'organo che permette ai pesci di galleggiare senza sforzo: pesci che 'ruttano' aria, ghiandole del gas, squali senza vescica e il mal di vescica dei pesci rossi.

di Redazione · 7 ottobre 2026
La vescica natatoria: perché i pesci non affondano
Foto: Humanfeather / Michelle Jo, Wikimedia Commons, licenza CC BY 3.0

Un pesce fermo a mezz’acqua non sta facendo niente — ed è proprio questo il miracolo. Mantenersi a una quota senza nuotare, senza affondare e senza salire, richiede una densità identica a quella dell’acqua: i pesci ossei la ottengono con la vescica natatoria, un sacco di gas interno che funziona come il giubbotto d’assetto di un subacqueo. Dopo la memoria, i colori e il sonno, un’altra puntata sulle macchine perfette che nuotano nelle nostre vasche.

Un palloncino con le pareti d’argento

La vescica natatoria è posizionata nella parte dorsale dell’addome, sotto la colonna: di solito è un organo a uno o due lobi, con pareti flessibili rese quasi impermeabili ai gas da un rivestimento di cristalli di guanina — la stessa sostanza che fa brillare le scaglie. Regolando il volume di gas, il pesce regola la propria densità: più gas per salire, meno per scendere, e a volume giusto il galleggiamento è neutro e nuotare per sostenersi non serve più. È un risparmio energetico enorme, ed è il motivo per cui quasi tutti i pesci ossei ne hanno una.

Non tutti però la riempiono allo stesso modo. Qui la natura ha prodotto due progetti diversi.

Fisostomi e fisoclisti: chi rutta e chi no

I fisostomi — ciprinidi come il pesce rosso, pesci gatto, aringhe, anguille, salmonidi — conservano per tutta la vita il dotto pneumatico, un condotto che collega la vescica all’esofago. Per riempirla salgono in superficie e ingoiano aria; per svuotarla la espellono dalla bocca, con quello che a tutti gli effetti è un rutto. È un sistema rustico ma rapidissimo: un fisostomo può risalire in fretta scaricando il gas in eccesso senza danni.

I fisoclisti — la maggior parte dei pesci “moderni”, inclusi quasi tutti i pesci di barriera — perdono il dotto durante lo sviluppo. Il gas non entra più dalla bocca: lo produce il sangue. Una ghiandola del gas sulla parete della vescica rilascia acido lattico; l’acidità costringe l’emoglobina a mollare l’ossigeno (è il cosiddetto effetto Root), e una fitta rete di capillari controcorrente, la rete mirabile, moltiplica il processo fino a pompare ossigeno nella vescica anche contro pressioni enormi — è così che hanno gas nella vescica persino pesci che vivono a centinaia di metri di profondità. Per svuotarla, il gas viene riassorbito dal sangue attraverso una finestra dedicata, l’ovale. C’è un solo momento in cui anche un fisoclisto deve usare la bocca: da larva, quando con una prima boccata d’aria in superficie gonfia la vescica prima che il dotto si chiuda per sempre — un dettaglio che gli allevatori di pesci marini conoscono bene.

Figlia dei polmoni (non il contrario)

La parentela è sorprendente: la vescica natatoria e i nostri polmoni sono organi omologhi, due versioni dello stesso abbozzo embrionale dell’intestino — già Darwin ne scriveva nell’Origine delle specie. E contrariamente all’intuizione, i polmoni sono venuti prima: comparvero in pesci primitivi come sacche per respirare aria in acque povere d’ossigeno, e solo in seguito, nella linea dei pesci ossei moderni, si trasformarono in un organo di galleggiamento, come confermano anche studi recenti di embriologia comparata pubblicati su Cell. Nessun animale ha entrambi: o polmoni, o vescica.

E chi non ha né l’una né gli altri? Squali e razze si sono separati dagli altri pesci prima che questi organi esistessero: per non affondare usano un grande fegato ricco di oli meno densi dell’acqua, la spinta delle pinne pettorali a “ali” e una coda asimmetrica — e infatti molti squali devono nuotare sempre. Anche diversi pesci di fondo l’hanno persa per rinuncia: a chi vive incollato al substrato, come il cobite di stagno, il galleggiamento neutro non serve.

Una cassa di risonanza

La vescica è anche l’organo più “rumoroso” del pesce. In carpe e pesci gatto è collegata all’orecchio interno da una catena di ossicini, l’apparato di Weber, che la trasforma in un amplificatore: la vescica vibra con i suoni e li trasmette all’orecchio, regalando a questi pesci un udito eccellente. Altri la usano al contrario, come cassa di risonanza per produrre suoni: il piranha rosso “abbaia” facendola vibrare con muscoli dedicati. E durante la Seconda guerra mondiale i sonar scoprirono un “falso fondale” a 300–500 metri che saliva di notte: erano le vesciche natatorie di sterminati banchi di pesci lanterna, che riflettono il sonar come specchi.

Quando il palloncino diventa un problema

Il gas obbedisce alla fisica: risalendo, si espande. Un fisoclisto pescato in profondità e portato su di colpo subisce il barotrauma: la vescica si dilata a dismisura, sposta gli organi, spinge lo stomaco fuori dalla bocca e fa sporgere gli occhi — i pesci “esplosi” delle foto di pesca. Secondo la NOAA, l’agenzia oceanografica americana, il fenomeno diventa comune già pescando oltre i 30 metri, e il pesce rilasciato così resta a galla, incapace di reimmergersi: per questo si diffondono i “descending device”, pesi che lo riportano in profondità dove il gas si ricomprime.

In acquario il problema ha un altro nome: il mal di vescica natatoria dei pesci rossi fantasia. Nelle varietà a corpo corto e tondo — oranda, ryukin, black moor — la vescica lavora in uno spazio compresso e deformato dalla selezione: il pesce nuota a testa in giù, galleggia su un fianco o resta inchiodato sul fondo. Le cause più comuni sono costipazione e sovralimentazione, aggravate dall’acqua fredda che rallenta la digestione; un giorno di digiuno e qualche pisello sbollentato sono i rimedi classici, e la scheda del Carassius spiega come prevenire. Il miglior consiglio resta a monte: mano leggera col mangime, come racconta la guida all’alimentazione.

Mezzo miliardo di anni di evoluzione per un palloncino d’argento che permette di stare fermi senza fatica: la prossima volta che un pesce vi guarda immobile a mezz’acqua, sappiate che sta facendo qualcosa di straordinario — cioè niente.