Principiante Manutenzione · ⏱ 13 min · 9 capitoli

Alghe in acquario: riconoscerle e batterle una per una

Alghe in acquario: come riconoscere diatomee, filamentose, BBA e cianobatteri e come eliminarle una per una, con cause, rimedi e squadra mangia-alghe.

di Redazione · 19 agosto 2026
Alghe in acquario: riconoscerle e batterle una per una
Foto: Wikimedia Commons (credito da completare con scarica-immagini-batch-2026-08-19.sh)

Prima o poi succede a tutti: una patina marrone sui vetri, fili verdi tra le piante, ciuffi scuri sui bordi delle foglie. Le alghe sono l’argomento di manutenzione più cercato in assoluto dagli acquariofili, e anche quello più pieno di rimedi miracolosi che non funzionano. La verità è più semplice e più utile: ogni tipo di alga racconta uno squilibrio diverso, e si batte capendo quale.

Questa guida le passa in rassegna una per una — come riconoscerle al primo colpo, cosa le causa e come eliminarle — e chiude con la squadra di pulizia giusta per ogni caso. Un’avvertenza onesta prima di iniziare: una vasca completamente senza alghe non esiste, e va bene così. Una presenza minima è fisiologica, fa parte dell’ecosistema e nutre caridine e avannotti. L’obiettivo non è sterilizzare la vasca: è impedire alle alghe di vincere.

Cosa ti serve — lista della spesa

Raschietto per vetri (con lame per il vetro, spugna magica per l’acrilico) · spazzolino o scovolino · sifone per il fondo · test NO3 e PO4 · timer o presa smart per le luci · perossido di idrogeno al 3% (acqua ossigenata) · lametta di ricambio

01Perché compaiono le alghe: lo squilibrio

Le alghe sono organismi fotosintetici semplicissimi: per esplodere bastano luce ed elementi nutritivi in eccesso rispetto a quello che le piante riescono a consumare. Le tre cause dietro quasi ogni invasione sono sempre le stesse: troppa luce (fotoperiodo lungo, luce intensa o — peggio di tutto — sole diretto sulla vasca), troppi nutrienti (mangime abbondante, pochi cambi d’acqua, fertilizzazione fuori misura) e squilibri o ristagni (valori che oscillano, zone senza corrente, filtro sporco).

La conseguenza pratica è liberatoria: i prodotti “ammazza-alghe” trattano il sintomo, non la causa. Se non togli lo squilibrio, l’alga torna. Se lo togli, spesso se ne va da sola.

02Le contromisure che valgono per tutte

Qualunque sia l’alga, la base della cura è identica — e coincide con la buona gestione della vasca.

Luce sotto controllo. Fotoperiodo di 6–8 ore al giorno, sempre uguale, con timer o presa smart: l’irregolarità (8 ore oggi, 11 domani) favorisce le alghe quanto l’eccesso. Mai posizionare la vasca dove riceve sole diretto.

Nutrienti sotto controllo. Cambi d’acqua del 20–30% ogni settimana (fino al 50% durante un’infestazione seria), sifonatura del fondo, mangime che sparisce in un paio di minuti. Se usi fertilizzanti, dosali sulle piante che hai, non sull’etichetta.

Concorrenza. Il miglior antialghe è una vasca piantumata che cresce: le piante consumano gli stessi nutrienti delle alghe, e le specie facili a crescita rapida sono la concorrenza più spietata. Una vasca low-tech ben avviata produce pochissime alghe non per magia, ma per competizione.

Movimento. L’acqua deve girare ovunque: le zone morte sono l’habitat preferito di cianobatteri e depositi.

03Diatomee: la patina marrone dei primi mesi

Come si riconoscono: una polvere o patina marrone, opaca, su vetri, fondo e foglie, che si toglie con un dito. Compaiono quasi sempre nelle vasche appena avviate, tra le prime settimane e i due-tre mesi.

Perché compaiono: si nutrono di silicati e fosfati, abbondanti negli allestimenti nuovi. Non sono un fallimento: sono il segno che la vasca sta maturando.

Come eliminarle: nella maggior parte dei casi spariscono da sole quando la vasca matura e le piante partono. Nel frattempo: raschietto sui vetri, foglie strofinate delicatamente tra le dita, un po’ di pazienza. Sono anche l’alga più “commestibile” di tutte: Otocinclus, gamberi Amano e lumache le spazzolano volentieri — ma non comprare animali solo per questo, perché il buffet finisce.

04Alghe verdi: filamentose, ciuffi e acqua verde

Come si riconoscono: le filamentose (hair algae) formano fili verdi lunghi e morbidi ancorati a piante, legni e ghiaia; i ciuffi corti (fuzz) sono una peluria verde uniforme sulle superfici; l’acqua verde è un caso a parte — la vasca diventa un brodo di alghe unicellulari in sospensione.

Perché compaiono: luce troppo intensa o troppo lunga più nutrienti in eccesso (per le filamentose spesso il ferro dei fertilizzanti). L’acqua verde, tipica delle vasche giovani o esposte al sole, parte spesso da un picco di ammoniaca.

Come eliminarle: le filamentose si rimuovono a mano — arrotolale su uno spazzolino o uno scovolino come spaghetti sulla forchetta, poi aspira i residui col sifone durante il cambio — e si affamano correggendo luce e fertilizzazione. Per l’acqua verde i cambi normali non bastano (le cellule restano in sospensione): funzionano il blackout totale — vasca coperta e luci spente per circa una settimana, con cambi del 50% ogni 2–3 giorni per rimuovere le alghe morte — o una lampada UV-C, che le elimina senza toccare l’equilibrio del resto della vasca. Le piante sane sopportano bene una settimana di buio; le alghe no.

05Alghe rosse: pennello (BBA) e staghorn

Come si riconoscono: la BBA (black beard algae) forma ciuffetti compatti scuri, dal grigio al nero-verdastro, sui bordi delle foglie lente, sui legni e sugli arredi vicini al flusso; la staghorn ha filamenti grigio-verdi ramificati come corna di cervo. Entrambe appartengono alle alghe rosse e sono le più dure da mandare via.

Perché compaiono: la combinazione classica è CO2 assente o instabile più luce forte, spesso con sostanza organica in eccesso (filtro sporco, fondo carico). Le piante stressate dalla CO2 che va e viene perdono la gara, e la BBA si prende le loro foglie.

Come eliminarle: grattarle via a vuoto serve a poco — i frammenti si staccano e colonizzano altrove. La strada che funziona: taglia e getta le foglie più colpite, pulisci filtro e fondo, stabilizza la CO2 (se la usi) e riduci la luce. Sugli arredi estraibili e sui punti ostinati funziona il trattamento spot con perossido di idrogeno al 3%: applicato con una siringa a flusso spento, lasciato agire qualche minuto, meglio se appena prima di un cambio. Non superare indicativamente 0,5 ml per litro di vasca al giorno e prova prima su una foglia sola: le piante delicate lo soffrono. La BBA morta diventa rossastra/grigia e si stacca in pochi giorni. Nei casi gravi, un blackout di 1–2 settimane la piega. Quasi nessun animale la mangia: le eccezioni sono il gambero Amano e il Crossocheilus (il “vero SAE”), che però è un pesce da 50 litri abbondanti in su.

06Cianobatteri: la finta alga che puzza

Come si riconoscono: un tappeto viscido blu-verde (a volte bruno o violaceo) che si allarga in fretta su fondo e vetro frontale, si stacca a lembi interi e ha un inconfondibile odore di terra/muffa. Non sono alghe: sono batteri fotosintetici.

Perché compaiono: il mix tipico è poco movimento dell’acqua + sostanza organica accumulata + luce prolungata, spesso con fosfati alti e nitrati bassissimi. Prosperano nei punti morti della vasca.

Come eliminarli: rimuovi i tappeti col sifone (vengono via a pezzi interi), aumenta il flusso verso le zone dove si formano, pulisci il filtro, accorcia la luce a 8 ore e fai cambi generosi con buona sifonatura del fondo. Se dopo due-tre settimane non mollano, il blackout totale di una settimana è il rimedio più efficace e meno invasivo. Niente li mangia — non contarci — e gli antibiotici, a volte consigliati nei forum, danneggiano anche i batteri buoni del filtro: vanno considerati l’ultima spiaggia, non la scorciatoia.

07Patine sui vetri: polvere verde e puntini duri

Come si riconoscono: il tocco le distingue. La polvere verde (GDA) è una patina morbida e uniforme che viene via sfregando con un dito; i puntini verdi (GSA) sono dischetti duri e ruvidi che il dito non scalfisce.

Perché compaiono: entrambe amano la luce forte; la GSA compare anche in vasche ben gestite, tipicamente sui vetri e sulle foglie lente più esposte.

Come eliminarle: raschietto a lama sul vetro (sulla vasca in acrilico niente lame: spugna magica bianca e olio di gomito), subito seguito da un cambio parziale per portare via quello che hai staccato. Riduci l’intensità o le ore di luce. Per la GSA i mangia-alghe possono solo contenere: le eccezioni parziali sono le lumache Neritina e il gambero Amano, gli unici col “morso” abbastanza duro.

08La squadra mangia-alghe: chi mangia cosa

La squadra di pulizia aiuta a contenere, non a guarire: nessun animale risolve uno squilibrio al posto tuo, e ognuno va scelto in base al litraggio (controlla sempre la scheda). Detto questo, ecco chi lavora davvero.

Il gambero Amano (Caridina multidentata) è il fuoriclasse: filamentose, ciuffi, diatomee e perfino BBA e staghorn. Le Neocaridina pascolano patine morbide e biofilm, perfette nei nano. L’Otocinclus è lo specialista di diatomee e patine morbide sulle foglie (in gruppo, da 60 litri in su, solo in vasche mature). L’Ancistrus pulisce vetri e legni nelle vasche medio-grandi. Le lumache Neritina e Clithon sono le migliori sui vetri e non si riproducono in acqua dolce. Il Crossocheilus è tra i pochi che intaccano la BBA, ma diventa grande e vivace: non è un pesce da nano.

Nelle vasche piccole la combinazione più efficace è Amano + Neritina; per capire cosa ci sta nel tuo litraggio, riparti dalla guida al nano acquario.

09Gli errori che peggiorano le cose

Attenzione — Gli errori più comuni nella lotta alle alghe sono gesti fatti in buona fede: conoscerli evita di trasformare un problema estetico in un problema biologico.

Grattare la BBA in vasca senza rimuovere i frammenti: la diffonde. Spegnere le luci “un po’ meno” ma allungare a caso il fotoperiodo nel weekend: l’irregolarità nutre le alghe. Cambiare troppa acqua tutta insieme e lavare il filtro lo stesso giorno: destabilizza la vasca proprio quando serve stabilità. Comprare mangia-alghe a caso (“un pulitore”) senza guardare litri e specie: metà degli Ancistrus e degli Otocinclus infelici d’Italia sono nati così. Dosare antialghe chimici come prima mossa: senza correggere luce e nutrienti compri solo tempo, e alcuni prodotti stressano piante e invertebrati. E infine arrendersi troppo presto: quasi ogni infestazione si piega in 3–6 settimane di gestione corretta. La costanza batte il prodotto miracoloso, ogni volta.

Fonti: cause e rimedi per tipo incrociati tra la guida alghe di Buce Plant e quella di Modest Fish, concordi su tutti i punti ripresi (fotoperiodo 6–8 ore, dinamiche di diatomee, filamentose, BBA, cianobatteri e acqua verde, trattamento spot con perossido al 3%); la dose massima di perossido è un’indicazione prudenziale riportata da Modest Fish, da intendersi come orientativa. Identificazione visiva confrontata anche con la guida illustrata di Aquarium Co-Op.

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E adesso?

Le alghe sono il termometro dell'equilibrio della vasca: se la tua ne produce troppe, le guide sulle piante facili e sull'acquario low-tech ti aiutano a rinforzare la concorrenza, mentre le schede dell'enciclopedia ti dicono quali mangia-alghe stanno bene nel tuo litraggio.